La mia prima volta oltre i 60° nord: le isole Faroe

Le isole Faroe, anzi Fær Øer, sono entrate nei miei desideri per caso, nel 2016: in quell’anno ero stata un mese in Australia, a febbraio, quindi mi erano rimasti pochi giorni di ferie, per cui ho preso la mia cartina del mondo appesa in camera e mi sono detta: è ora di andare a Nord. Avevo sentito parlare delle isole Faroe, ma senza avere le idee chiare su dove fossero esattamente collocate. Cerco sulla cartina, e vedo qualche puntino, fra Islanda e Norvegia: ok, si va. All’atterraggio, ricordo di aver guardato giù esclamando “allora esistono!”: si perché avevano sempre rappresentato qualcosa di più leggendario che reale, ed in effetti sono proprio terre di moltissime antiche leggende.


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Sapevi che le isole Faroe..?

Le Faroe sono un arcipelago sperduto nel mezzo dell’Oceano Atlantico, autonome dal 1948, e fanno parte del Regno di Danimarca. Hanno una propria bandiera, una croce scandinava rossa bordata di azzurro su campo bianco, colori che secondo la tradizione starebbero ad indicare il bianco delle acque ghiacciate che le circondano, il blu del cielo ed il rosso del sangue versato dalla popolazione per la sua indipendenza. Da veri e propri indipendenti, hanno anche scelto una bandiera che non segue le regole dell’araldica e della vessillologia, secondo le quali il rosso non può stare sopra il blu. Hanno anche una propria lingua, di origine germanica, parlata solo da 80.000 persone nel mondo! Cioè da tutti i loro abitanti, circa 48000 (come alcuni comuni dell’hinterland milanese), e i restanti fra Danimarca e Islanda: il faroese non è ancora presente su google translate, per cui gli abitanti si sono inventati un Faroe Islands translate, ma non è tutto: se cercate la traduzione di una frase nella vostra lingua in faroese, un abitante vi risponderà caricando un video, che carini!

Le Faroe si trovano alla latitudine di 62°00′ gradi nord (il mio primo over 60°N !), e spesso potete vedere questi numeri scritti un pò ovunque: questa per esempio era la macchina che avevamo noleggiato. Evidentemente non sono l’unica malata dei numeri delle latitudini!

Sulle 18 isole ci sono solo tre semafori, tutti situati nella capitale, Tórshavn, sull’isola di Streymoy, e nessun Mc Donalds: forse l’unico paese europeo ancora vergine! Ed è pure senza prigione: noi abbiamo fatto il viaggio in tenda, ma una sera, un pò troppo zuppi d’acqua, abbiamo preso una stanza e chiedendo le chiavi, il proprietario ci disse che da loro non usano chiudere case o macchine, perché dovrebbero?

Il clima è molto variabile, diciamo dal nuvoloso alla pioggia a catinelle! Una mattina ci siamo svegliati con il sole, ed il cielo senza una nuvola, e al pub, un luogo che loro amano molto, due signori faroesi ci dissero che erano 18 anni che non vedevano una giornata del genere! Il verde delle isole è pazzesco, con le tonalità forti delle risaie del Vietnam, verde che sbatte sempre contro il blu oceano: infatti, non esiste punto su nessuna isola distante più di una manciata di km dal mare.

Nei camping, chiedevano di legare i camper: diciamo che la meravigliosa brezza del nord si fa sentire. Però la corrente nord-atlantica regala alle isole inverni miti (raramente sotto i 3-4 °C) ed estati fresche, con punte di calore sui 15°C, il clima perfetto! Ecco qui una prova del cielo senza nuvole delle isole Faroe, scatto raro!

Dicevo del pub: i faroesi amano stare ore al pub a bere litri di birra, sarà per l’occupazione britannica che hanno subito, sarà perché l’alcol non è facilmente reperibile fuori dai pub: si compra solo negli alcohol shop, che hanno orari di chiusura ridottissimi e chiusi nei week-end, come un pò in tutto il nord. Una sera padre e figlio faroesi ci hanno chiesto di potersi sedere con noi (ad occhio e croce eravamo gli unici stranieri): ci hanno raccontato molte cose interessanti delle loro isole e della loro cultura, continuando ad ordinarci birre da loro offerte ovviamente (impossibile pagare), solo che alla settima pinta abbiamo chiesto pietà, sfigurando totalmente di fronte ad un “ah vero siete italiani, bevete poco”. Per fortuna, li abbiamo distratti sfidandoli a freccette (e perdendo anche qui).

Su alcune isole non c’è nulla, ma nulla. E ci è capitato spesso di dover prendere un traghetto per procacciarci del cibo, ma anche sulle isole larghe quanto una piazza ci sono dei bagni pubblici lindi e splendenti, con stufetta incorporata, e non solo: abbiamo visto defibrillatori ovunque (già nel 2016, quando in Italia eravamo forse all’inizio della diffusione della cultura della rianimazione cardio polmonare ai cittadini).

Le isole Faroe sono inoltre ricche di…pecore! Pensate che il numero di pecore abitanti le isole è quasi il doppio di quello degli umani.

Ma veniamo all’itinerario che ho seguito in questo viaggio, itinerario costruito in base ai trekking, che qui diventano uno spettacolo per gli occhi, sempre vista oceano! Ovviamente non è necessario faticare, c’è molto di bello da vedere anche senza perdere il fiato ma…. ve lo consiglio caldamente.

Itinerario

Giorno 1 – Copenhagen

Abbiamo volato su Copenhagen, approfittando della sosta per visitare, anche se in poco più di mezza giornata, la città che è bellissima! Ci siamo concentrati sul quartiere di Nyhavn e su Chistiania, la città libera (questo significa il suo nome in danese), quindi indipendente dal governo locale.

Christiania è anche il nome antico della città norvegese di Oslo, con cui ovviamente non centra nulla. Si tratta di un’esperienza di vita in comunità, un esperimento sociale unico al mondo, basata sui valori di condivisione, pace e libertà, fra cui anche quella di consumare e vendere le droghe leggere. E’ un luogo molto interessante, fatto di casette e bellissimi murales. E’ un luogo sicuro, infatti  le principali regole della città libera proibiscono il furto, la violenza, le armi di ogni tipo, e le droghe pesanti. Insomma, un posto da non perdere e visitare senza pregiudizi di alcun tipo!

Giorno 2 – Arrivo alle Isole Faroe

Abbiamo preso un volo della Atlantic Airways per l’aereoporto di Vagar, a poco più di 50 km dalla capitale Thorshavn, sull’isola di Streymoy, dove abbiamo ritirato la macchina a noleggio: siamo finalmente alle isole Faroe! Dopo tappa all’albergo dove saremo rimasti la prima notte, abbiamo visitato i dintorni, guidando su strade pazzesche, e sotto un cielo tormentato di nuvole, cioè il cielo più bello che ci sia.

Successivamente siamo andati a visitare il villaggio di Kirkjubøur, all’estremità sud dell’isola, perdendoci già nel paesaggio tipico faroese. Qui nei dintorni c’è anche l’antica cattedrale diroccata di S. Magnus (di cui non trovo foto!)

Giorno 3 – Isola di Streymoy

Piove troppo per scarpinare, quindi girovaghiamo un po’ a caso all’interno dell’isola, allontanandoci dalla capitale, in direzione Vetsmanna, dove passeremo la notte in camping. C’è del bello ovunque. E girovagando, incontriamo una casetta sulla spiaggia dove avrei volentieri passato quei due o tre mesi, senza fare nulla se non leggere, mangiare salmone e fare qualche sauna, sotto la pioggia. Una delle casette con un pezzo del mio cuore chiuso lì dentro.

L’erba sui tetti è un costante delle case del nord: essa infatti assorbe la pioggia e protegge dal freddo, riducendo i costi del riscaldamento.. e non da meno, rende le casette ancora più belle.

Siccome stare fermi non riesce bene, ci facciamo due passi sotto la pioggia vicino al camping Vestmanna.

Giorno 4 – Tjørnuvik e Saksun

La notte passata è stata insonne: pioggia battente per ore, ed il suono che si ascolta da sotto la tenda è affascinante, come essere in mansarda sotto un tetto ma con un amplificatore. Abbiamo una tenda adatta a questi climi, per cui nessun problema di freddo o umidità.. certo è che la doccia mattutina la si fa nel percorso tenda – bagni, tanto che diventa quasi inutile usare le docce del campeggio! Da Vestmanna, guidiamo verso il sud dell’isola per raggiungere la road n.10, che ci porterà invece all’estremo nord dell’isola di Streymoy, verso la spiaggia di Tjørnuvik. Ha appena smesso di piovere, ed è tutto come quando lucidiamo l’argenteria, con l’unica differenza che ciò che ci circonda è molto più prezioso.

Raggiungiamo Tjørnuvik, all’estremo nord dell’isola, un villaggio di 55 case all’interno di un’insenatura, dal quale non si vede nessun altro centro abitato. La strada per raggiungerlo è la tipica faroese: molto stretta, a picco sull’oceano e con vista pazzesca. Qui d’inverno non si vede mai il sole, in quanto non riesce a superare le alte montagne che sovrastano il villaggio.

Dal villaggio di Tjørnuvik, si gode la bellezza della vista su Risin & Kellingin, due grandi rocce che si stagliano dall’oceano una di fronte all’altra, alte rispettivamente 71 e 69 metri. Come in tutti i paesi del nord, la natura e le sue forme sono legate a delle antiche leggende, e Risin & Kellingin non sono da meno. Risin, il gigante e Kellingin, la moglie strega, sono due creature islandesi, mandate sulle isole Faroe per riportarle indietro, gelosi della loro bellezza. Raggiunsero quindi la montagna all’estremità nord -ovest, Eiðiskollur, dove il gigante rimase in mare mentre la strega si arrampicò sulla cima per legare insieme tutte le isole e caricarle sulla schiena del gigante. Purtroppo, tirando la corda, la parte settentrionale della montagna si spezzò; ci riprovarono tutta la notte, ma senza successo: la montagna era fermamente ancorata al suo posto. Intenti a cercare di compiere la loro missione, non si resero conto dell’arrivo della luce del sole, che si sa, pietrifica giganti e streghe: all’arrivo del primo raggio di sole, all’alba, furono trasformati all’istante in pietra. Sono lì da allora, continuando a fissare l’oceano che li separa dalla loro Islanda.

Qui a Tjørnuvik avevamo intenzione di iniziare il trekking verso Saksun, ma avremo dovuto poi tornare con un autobus a riprendere la macchina (o rifare il trekking di circa 4 ore di nuovo al ritorno), era però oramai tardi e il cielo completamente coperto. Non abbiamo preparato questo viaggio prima di partire, per mille motivi, ma improvvisare è sempre bello. Ci consoliamo per il trekking mancato con i waffle di un abitante del villaggio, che ci invita a casa sua: i waffle più buoni in town (facile! ma buonissimi davvero). Certo, la sua ospitalità è stata ancora più speciale dei waffle.

Salutiamo il gentil signore, e ci dirigiamo, in macchina, a quella che sarebbe dovuta essere la meta del trekking, Saksun. Non so se avete mai visto questa immagine che girava tempo fa, ecco.. quel posto è Saksun! E si, mi ci vedo bene fra dieci anni, ma anche fra dieci minuti.

Saksun è un villaggio di 11 persone e case dai tetti d’erba, quel classico posto in cui, si dice, il tempo sembra essersi fermato, quei luoghi magici che sembrano una scenografia in un teatro, da quanto sono irreali, scenografia che a fine serata viene smantellata per crearne una nuova.

La particolarità di Saksun è il luogo in cui sorge, o meglio sorgeva: ai tempi antichi, qui c’era una baia incastonata fra le alte montagne. Durante una forte tempesta, la baia fu riempita dalla sabbia, dando luogo ad una laguna che ora può essere attraversata a piedi fino alla stretta imboccatura sull’oceano. Occhio all’orologio però! Due volte al giorno, la laguna si riempie di acqua, e lo scenario cambia completamente, diventando un bellissimo laghetto. Nelle foto potete vedere (non bene, e me ne scuso), l’acqua che inizia a riempire la baia (noi eravamo impegnati a correre).

Terminiamo la giornata in un camping molto speciale, a Eiði: abbiamo nel frattempo cambiato isola, ora siamo sull’isola di Eysturoy, da dove il gigante e la strega hanno tentato di rapire le Faroe ed unirle all’Islanda. La particolarità di questo camping è che è situato in quel che una volta era un campo da calcio, regolarmente utilizzato da una delle squadre faroesi: qui la passione per il calcio è molto forte e si stima che circa il 10% della popolazione lo pratichi. Lo stadio è stato inaugurato nel 1914 ed è incastonato fra le montagne e la spiaggia nera, con una vista sull’oceano, da cui dista pochi metri, che potrebbe distrarre anche il giocatore più concentrato. E’ stato costruito da volontari abitanti dell’isola, chiedendo ad ogni socio del club di dedicarci 10 giornate lavorative. Dopo essere stato definito lo stadio è più ventoso del mondo, si smise di utilizzarlo per l’impossibilità di costruire, su questo sperone roccioso, gradinate e barriere per evitare di perdere il pallone ogni volta.

Giorno 5 – trekking a Slættaratindur e Gjógv (isola di Eysturoy)

Oggi la giornata è dedicata alla salita alla cima più alta delle isole Faroe, Slættaratindur, da cui promettono una vista pazzesca. Per raggiungere la partenza del percorso, si deve guidare fino al passo di Eiðisskarð, dove si può lasciare la macchina in un parcheggio. La vista pazzesca è assicurata quando il tempo è bello, quindi bisogna sperare nella buona sorte! Qui vi mostro cosa abbiamo visto noi per tutta la salita, cioè niente (a tratti, alla fine del percorso, non vedevamo nemmeno dove mettevamo i piedi, aspetto alquanto pericoloso, avendo un bel strapiombo sulla nostra sinistra), per fortuna la discesa è stata più fortunata e il sipario si è un pochino aperto (e abbiamo rivisto il gigante e la strega). Alcuni dicono che nei giorni limpidi si possa vedere, dalla cima, il ghiacciaio islandese Vatnajökull, anche se gli esperti sono scettici, essendo distante 550 km. I faroesi sono soliti salire in cima a questa montagna il 21 giugno, il giorno più lungo dell’anno, ammirando il sole che tramonta, e solo poche ore dopo, l’alba.

Dopo il trekking, ci siamo spostati al villaggio di Gjógv, sulla punta nord-est dell’isola: il termine significa gola, infatti prende il nome da una gola profonda 200 metri che corre dal villaggio verso il mare. A Gjógv abitano 50 persone, non c’è un market dove procacciarsi cibo, come spesso succede in questi villaggi: il più vicino è a Eiði, distante 22 km e un passo da attraversare. Però c’è l’ufficio postale, all’interno di una casa privata, che apre dal lunedì al venerdì 30 minuti al mattino e 30 al pomeriggio, e non credo che nonostante questi orari ci siano code.

Abbiamo passato la notte al camping Elduvík, tenda vista oceano.

Giorno 6 – trekking a Villingadalsfjall (isola di Viðoy)

Ci spostiamo sull’isola di Viðoy (collegata via strada), nel villaggio di Viðareiði, luogo più a nord di tutte le isole (62°36″): da qui parte il trekking di Villingadalsfjall, molto molto impegnativo per dislivello e pendenza della salita ma da lassù si può ammirare la montagna fatta a cono di Malinsfjall. Si arriva in cima in circa 3 ore, seguendo i bastoni blu come segna sentiero, e la vista è spaziale.

Giorno 7 – faro di Kallur (isola di Kalsoy)

Dopo la seconda notte passata al camping Elduvík, vicino a Klaksvík, oggi prendiamo il traghetto per l’isola di Kalsoy, dove hanno anche girato uno dei film di James Bond, per raggiungere il faro di Kallur, con una passeggiata in mezzo all’erba verde Vietnam, sempre vista oceano: in questo bel prato, ad un certo punto sono finita nell’acqua fino alle ginocchia, per quei soliti punti in cui l’erba è fitta, il terreno molle e cede. Il percorso per il faro parte dal villaggio di Trøllanes, e si arriva in un’ora circa (andata).

La sera si torna a Tórshavn, dopo questa rara giornata di cielo blu.

Giorno 8 – escursione all’isola di Nolsoy

Oggi giornata di riposo gambe, per cui facciamo un giro in macchina verso la ex base NATO, sulla montagna di Sornfelli, base chiusa nel 2007, e poi un’escursione nel pomeriggio, in barca, verso la piccola isola di Nolsoy, dove assistiamo ad un concerto in grotta, tutti sulle barche, orchestra compresa!

Giorno 9 – l’isola delle pulcinelle di mare, Mykines

Il penultimo giorno sulle isole Faroe è dedicato all’isola di Mykines, l’isola più a ovest di tutte, detta anche l’isola delle pulcinelle di mare, e qui le vedo per la prima volta! Puffin, tanti puffin! Mykines si raggiunge con un traghetto che parte dal porto di Sørvágur sull’isola di Vagar (dove si trova l’aeroporto),traghetto che è previsto tutti i giorni nella stagione estiva, ma sempre soggetto alle condizioni meteo: fino a poco tempo prima non si è mai certi di partire, e di contro, si può rimanere bloccati sull’isola (l’ho sperato fino all’ultimo ma nulla!)

Giorno 10 – ultimo trekking prima di andare all’aeroporto (lago Sørvágsvatn e Trælanípa)

Avendo un volo nel pomeriggio, ne approfittiamo per visitare il leggendario lago Sørvágsvatn, uno dei luoghi più iconici delle isole Faroe (poco distante dall’aeroporto, isola di Vágar). Pensate che è un lago che sfocia nell’oceano.. lo so, sembra impossibile anche qui, dove la natura si è davvero sbizzarrita. Inoltre, per una particolare illusione ottica, in alcune foto sembra che il lago sia a diverse centinaia di metri di altezza rispetto all’oceano, ed invece la parete di roccia è alta “solo” 32 metri sul livello del mare. Il lago inoltre ha due nomi: per i cittadini del sud-est si chiama Leitisvatn mentre per gli abitanti di Sørvágur, a nord-ovest, si chiama Sørvágsvatn. La vista migliore si ha dalle alte scogliere di Trælanípa, che si raggiungono con un trekking semplice e corto, circa mezz’ora solo andata, e poi si torna dalla stessa parte. Trælanípa significa roccia degli schiavi, infatti, nell’era vichinga, i disobbedienti venivano gettati dalla scogliera, con un salto di circa 142 metri sull’oceano e quindi morte certa.

Il viaggio in realtà non finisce qui, perché il volo che ci aspetta è per Edimburgo, per poi raggiungere l’isola di Skye in Scozia, ma ve ne racconterò ad una prossima puntata!

Informazioni utili per un viaggio alle isole Faroe

Documenti: in teoria si può viaggiare alle Faroe con un documento di identità italiana, valido per l’espatrio, ma io vi consiglio sempre di portarvi il passaporto. Molto spesso la carta d’identità non è ben vista, alcuni poi non vogliono la cartacea, altri storcono il naso con quella elettronica, insomma.. con il passaporto siete sicuri di non stare a disquisire con il personale dell’immigrazione!

Come si raggiungono: sono facilmente raggiungibili in aereo, con voli diretti tutto l’anno dalla Danimarca, dall’Inghilterra, dall’Islanda e dalla Norvegia. Da Copenaghen, i voli delle compagnie Atlantic Airways e SAS partono tutti i giorni.

Alloggi: con una tenda adatta ai climi invernali, in camping è molto bello, piazzole sempre vista oceano e a diretto contatto con la natura, poi il rumore della pioggia notturna (quasi una certezza) è bellissimo (e si abbattono i costi, non certo ridotti). Ci sono comunque alcune strutture o case in affitto. Potete decidere di stare nello stesso posto, in quanto le distanze sono quasi tutte fattibili, ma io amo muovermi, quindi ho cambiato sempre luogo per la notte.

Dove mangiare: per noi era un viaggio con budget limitato, quindi abbiamo fatto quasi sempre la spesa, tranne due sere in cui abbiamo cenato con birra e patatine al pub, e l’ultima sera a Tórshavn, dove ho mangiato il sushi più buono della mia vita, condito con la Black Sheep. Attenzione a mettere in conto il fatto che su alcune isole non c’è nulla, e moltissimi paesi sono sprovvisti anche di un piccolo market e dovete guidare per decine di km!

Siti utili:

https://guidetofaroeislands.fo/book-trips-holiday/https://www.visitfaroeislands.com/

https://www.visitfaroeislands.com/

Lettura consigliata: Fiabe Faroesi, Iperborea.

Ho imparato che chi viaggia
ha bisogno solo di ombra,
muschio e un po’ di luce che guidi i suoi passi.
(Rafael Adolfo Téllez)

Il luogo più bello deve ancora arrivare (the best is yet to come)

Giorno 10 e 11 – 3/4 agosto 2021

Stamattina visitiamo Trondheim, sono stata incerta fino all’ultimo se inserire o meno questa “città” nell’itinerario del mio roadtrip norvegese, perché preferisco la natura ai luoghi abitati, ma senza storia proprio! Oramai lo sapete! Però leggendo qua e là mi aveva incuriosito a sufficienza per dedicarle almeno qualche ora.

E ho fatto bene! Da non perdere l’area di Bakklandet, vicino al ponte vecchio della città, quello da cui si ha la classica immagine iconica di Trondheim con tutte le casette colorate sul fiordo, per intenderci. E’ un quartiere dall’aria bohemian, con pochi turisti ed un vibe speciale. Ricco di cafè originali, casette antiche in legno colorate e fiori dai colori intonati alle porte! Lungo la Bakklandet trovate uno dei cafè per me più belli che abbia mai visto: è l’Antikvariatet, un cafè in una biblioteca dall’atmosfera incredibile, sia all’interno sia nel cortile esterno. Io l’ho visto in estate, ma ovviamente lo immaginavo con la neve fuori, il vento gelido del nord e un bel caffè fumante più un morbido kanelbullar davanti (#winterteam sempre!).

Attraversate quindi il vecchio ponte (Gamle Bybro or Bybroa) soprattutto per scattare una foto alle casette colorate che si affacciano sul fiordo.

C’è anche qualche traccia di street art niente male! E anche, ma di questo ci sono parecchi esempi, della splendida fiducia nordica nella gente: in Norvegia poche proprietà private sono recintate, e le aree non costruite sono libere di essere fruite da tutti, rispettando la Natura, i luoghi e le persone. E’ l’Allemannsretten, di cui vi ho parlato qui.

Ma anche in città si vedono esempi del rispetto che i nordici hanno per il bene comune, per le persone, per tutto: questa sedia e tavolino erano davanti ad una delle casette colorate, assolutamente accessibile a tutti, con scritto privato: se non è mia, non mi ci siedo, facile.. no?

Lasciata Trondheim, proseguiamo sulla E6, fino ad arrivare al traghetto che collega fra Holm e Vennesund: sapete che, soprattutto in Norvegia, in queste zone, si pigliano i traghetti come gli autobus, con la stessa semplicità e praticità! A questo proposito, quando noleggiate il mezzo, è compresa una quota per l’AutoPASS for ferje, un pass stile telepass con cui pagare i biglietti dei ferry. A volte sui ferry trovate i kanelbulle più buoni che a terra!

Ecco alcune foto fatte durante il tragitto verso Holm.

Poco dopo Vennesund e poco prima del luogo che avevo scelto per la notte, mentre guido, su una strada senza particolari paesaggi, vedo la freccia con quella specie di fiore, che (di solito) porta a luoghi interessanti: indicava un luogo che non avevo mai sentito, quindi ovviamente sterzo, e imbocco questa stradina che ad un certo punto diventa sterrata. Poco dopo, si apre un sogno, difficilmente descrivibile a parole, a parole conosciute almeno: un luogo dove acqua e cielo sono la stessa cosa, non si vede orizzonte a separarli, talmente limpido è il cielo e l’acqua in cui si specchia, ci sono le nuvole in acqua! Io amo i riflessi, appena li scovo parte la ricerca della foto più bella, da fare in posizioni improbabilIi! E’ già sera, il sole è ancora alto, e la luce è una meraviglia. Sono rimasta ad ammirare questo oceano misto cielo per non so quanto, uno degli scenari più belli, nella sua semplicità, che abbia mai visto. Ah, ovviamente non c’era anima viva.

In Norvegia, ci sono mille luoghi così, dietro l’angolo, dietro la curva: esplorate sempre, esplorate ogni cosa: the best is yet to come. La freccia con il fiore indicava Gravhaug, che per me era un nome di luogo, ma che in realtà su maps non esiste (o meglio non esiste in questa zona): il traduttore mi dice significare tumulo funerario. Ora, io non ho visto tumuli, ma ho visto l’oceano misto cielo!

Vi lascio le coordinate: 65.245648, 12.102187 (Heståsveien 58920 Sømna, Norvegia).

Come si fa a spiegare la bellezza della Norvegia?? Come?

Stasera ci fermiamo in questo piccolissimo villaggio, Kirkevn, al Sømna Kro & Gjestegård, un posto molto carino e gestito da un gruppo di ragazzi deliziosi, dove c’è anche un ottimo ristorante: fortunati stasera, visto che come al solito non abbiamo nulla da mangiare e a quest’ora è tutto chiuso da un po’! Domani ci aspetta un trekking, ma che dico un trekking, due!

La mattina si parte per il Torghatten Camping, la base di partenza del primo trekking di oggi. Primo si, perché l’infinita luce dei paesi del Nord d’estate permette anche di partire per un trekking quando nel sud Europa si deve già pensare a rientrare al rifugio… fra un po’ vi dico! La strada per raggiungere Torghatten attraversa isolotti e paesaggi limpidi, inoltre in un punto, su alcune rovine, abbiamo trovato alcune simpatiche amiche!

Il trekking di Torghatten è conosciuto per condurre alla montagna bucata, come una porta verso un mondo successivo, e ovviamente in questa terra di leggende, ce ne è una anche per Torghatten.

E così va la storia… Quando il troll, Hestmannen, posò gli occhi sulla bella Lekamøya, decise che l’avrebbe rapita quella notte. Hestmannen montò quindi a cavallo per inseguire il suo sogno, la sua bella, ma Lekamøya riuscì a fuggire, vanificando il suo tentativo. Nel frattempo, il re dei troll di Sømna stava osservando la situazione da non molto lontano. Quando la notte si trasformò in mattina, il deluso e respinto Hestmannen incoccò una freccia al suo arco, e la puntò contro la disperata Lekamøya. Tuttavia, il re dei troll di Sømna scagliò il suo cappello sulla traiettoria della freccia, il cappellò si bucò, ma fu abbastanza per salvare Lekamøya da morte certa. Il cappello cadde a terra e in quel momento il sole trapassò l’orizzonte trasformando tutto in pietra. E così nacque la leggenda di Torghatten o del “buco nella montagna”. Tradotto letteralmente, Torghatten significa “cappello quadrato”.

Torghatten o il “buco nella montagna” è geologicamente più antico dei vichinghi stessi. In realtà, molto molto più vecchio. La scienza ci dice che, durante l’era glaciale, il continuo disfacimento della montagna di granito ha aperto il buco che possiamo vedere oggi. Il buco può sembrare minuscolo da lontano, ma è lungo circa 160 metri per 20 metri di larghezza e 35 metri di altezza: stando lì sotto è davvero gigante! La leggenda norrena sulla nascita di Torghatten è molto più avvincente, forse.. lascio a voi la scelta della storia che preferite.

Iniziamo quindi a salire, sbaglio strada (come quasi sempre, troppo intenta a meravigliarmi di ciò che ho attorno) e qui non si vede nessun Torghatten.. boh. Quindi torniamo indietro e iniziamo a salire verso la parte opposta: sali sali sali, ma nessun enorme buco nella montagna. Ma, ad un certo punto…..

Si scavalla un piano, dopo una bella ripida salita, e si apre questa meraviglia. Il foro è davvero imponente, e la vista, oltre, è infinita. La maggior parte delle persone si fermava lì, sotto il foro, ma oltre c’era un sentiero che procedeva giù per la montagna dalla parte opposta, e una bella spiaggia in lontananza: secondo voi, posso aver deciso di non andare a scoprire cosa c’era laggiù?? La discesa è molto ripida, e sbuca in un campo dall’erba alta, che porta ad una delle tipiche spiagge norvegesi, che tanto amo! Festeggio infatti, con un bel kanelbulle!

Dopo la sosta in spiaggia, senza bagno però (!), si ritorna indietro per la stessa strada: non c’è modo di tornare alla macchina, infatti, se non con una barca.

Info sul trekking:

  • Partenza: Torghatten camping, a 15 km da Brønnøysund Trovate il parcheggio qui
  • Durata: un’ora circa per salire al foro, su un sentiero ben segnato (quando si arriva ad una specie di bivio, tenete la sinistra: la montagna bucata è lì, anche se non sembra!)
  • Difficoltà: semplice

Ci si rimette alla guida, destinazione Horn, dove tanto per cambiare prendiamo un traghetto per Tjotta dal quale si inizia ad assaporare il nord Nord!

Da Tjotta guidiamo fino a Sandnessjøen, dove ci aspetta un altro traghetto! Si, un altro ancora. Questo ci porterà sull’isola di Dønna, per il nostro breve trekking serale: cose che si possono fare solo quassù! (senza torcia, intendo). Il trekking si chiama Åkvikfjellet , si raggiunge la cima a 287 metri con un’oretta di cammino, ma una bellissima vista sulle isolette (mille!) della costa e sulle Seven Sisters, le montagne a sette cime famose della Helgeland, la zona in cui ci troviamo.

Attenzione che l’inizio del percorso è indicato male: dall’arrivo del traghetto a Bjørn dovete seguire la strada 828, superare la baia di Åkvikbukta e cercare il parcheggio (che si trova qui) poche centinaia di metri in direzione sud-ovest. Quando la strada si divide in due, tieni la sinistra. 200 metri più avanti, il sentiero è segnalato. Da qui, segui i segni rossi fino in cima. Il sentiero, da qui, è ben battuto e facile da seguire, e si può godere, oltre alla vista davvero suggestiva, una sorta di monumento a forma di spartito.

Il pernottamento di stasera sarà in un hotel anonimo, che quindi non vi consiglio (pulito, con tutti i comfort ma in uno stabile troppo cittadino e senza vista!)

Siamo a 66° 03′ …. domani supereremo il Circolo Polare Artico (66°33″): ovviamente non è la mia prima volta, ma questo passaggio ha sempre un grande fascino su di me, grande davvero.

Ho cercato di non barcollare; ho fatto passi falsi lungo il cammino. Ma ho imparato che solo dopo aver scalato una grande collina, uno scopre che ci sono molte altre colline da scalare. Mi sono preso un momento per ammirare il panorama glorioso che mi circondava, per dare un’occhiata da dove ero venuto. Ma posso riposarmi solo un momento, perché con la libertà arrivano le responsabilità e non voglio indugiare, il mio lungo cammino non è finito.
(Nelson Mandela)