Giorno 2 (i silenzi)

Giorno 2 – 26 luglio 2021

Dopo un colazione infinita a Ulvik camping (https://www.hardangerguesthouse.no), ci rimettiamo in strada, direzione Flåm, un villaggio di circa 500 abitanti, nella parte finale dell’Aurlandsfjord, una diramazione del Sognefjord, contea di Vestland. Flåm è conosciuto per le sue profonde vallate, create ad opera dello spesso strato di ghiaccio che è rimasto in questa zona per milioni di anni: l’erosione del ghiacciaio ha fatto sprofondare il terreno, creando queste bellissime gole. Qui è stata costruita una delle linee ferroviarie più ripide del mondo, nota anche come uno dei tratti ferroviari più belli al mondo. Durante il tragitto, ci fermiamo per la spesa, entriamo nel supermercato, e: “oh no! abbiamo dimenticato la mascherina!” “ah no, non si mette qui” (sarà la prima di ennemila volte in qui si ripresenterà questa scena durante il viaggio). I supermercati norvegesi sono pieni di cose deliziose e ipercolesterolemiche, come la maionese al lime e jalapenos, della quale siamo diventati profondi sostenitori, ma la mia attenzione si rivolge immediatamente alla ricerca dei rotolini morbidi alla cannella (Gifflar), di cui sono totalmente dipendente, senza speranza di uscirne, e da cui ero in crisi d’astinenza, dopo che all’Ikea non arrivano più! C’è pure la mia birra preferita. (poi ok, ci sono pure improbabili formaggi all’ananas, al bacon in tubetto, amatriciana in lattina, che non ho avuto il coraggio di fotografare).

Arriviamo a Flåm, che è davvero un villaggio sonnolente e delizioso, e ci dirigiamo alla piccola stazione, dove prendiamo i biglietti per la prossima corsa: in questo momento non ci sono molti viaggiatori, per cui ci sono posti a sufficienza e non è stato necessario prenotare (www.visitflam.com) . Il treno sembra un pò l’oriente express.

Una volta partito il treno, appare subito fondamentale scegliersi un finestrino, tirarlo giù completamente e rimanere appesi lì, incollati per ammirare questa valle meravigliosa all’interno della quale il treno passa, come Giona nel ventre della balena.

Il percorso si snoda su per 867 metri di dislivello in un’ora circa, con una pendenza del 5.5% per circa l’80% del viaggio, fino alla stazione di Myrdal, da dove passa anche la linea Oslo – Bergen.

Il National Geographic ha nominato la Flåmsbana come una delle 10 linee ferroviarie più belle del mondo, mentre la Lonely Planet l’ha definita nel 2014 come LA linea ferroviaria più spettacolare e credetemi, le foto non riescono a rendere la bellezza di questo viaggio. Durante il percorso, c’è anche una sosta per ammirare una cascata (niente di che), dove una ballerina spunta dall’alto vestita di rosso muovendosi al ritmo di un pezzo bucolico: non vale la discesa dal treno, e infatti sono rimasta su e, approfittando del fatto che fossero tutti scesi, mi sono accaparrata un finestrino migliore!

Rientrati a Flåm, iniziamo il primo dei (nonlihocontati) hiking del viaggio: la Norvegia dall’alto è imperdibile! Ho trovato spunti interessantissimi, relativamente agli hiking, su questo sito: https://www.outdooractive.com : troverete descrizione precise in termini di pendenza, tempo di percorrenza, difficoltà e indicazioni precise del punto di partenza, molto utile per quei percorsi poco battuti (i miei preferiti),per i quali il punto di partenza è un certo albero, lì giù dalla strada, 3 metri e mezzo a sinistra del sassolino a forma di alce. E non c’è un parcheggio pieno che può aiutarvi a capire!

Anche in questo caso, sbagliamo direzione un paio di volte prima di imboccare la strada giusta, che inizia con una piccola strada locale, poco trafficata per poi congiungersi ad una pista ciclabile, che costeggia il fiordo. La passeggiata è tranquilla e senza dislivello, se escludiamo la salita finale. Siamo soli, sensazione pazzesca e comune in Norvegia, se si sta lontani dai vari Preikestolen e affini. Il cielo è grigio, il fiordo sembra una lastra metallica, è tutto fermo, tranne dentro di me! Soprattutto quando vedo le casette fantastiche, isolate, quadrate, di legno a picco sul fiordo.

Dopo la salita finale, si arriva alla Otternes Farmyard, un’antica fattoria norvegese con casette risalenti al 1700, apparentemente abbandonata, ma che (scopriremo troppo tardi) invece ospita un ristorante last minute, nel senso che funziona solo su prenotazione e per 2/4 ospiti al massimo. Da qui la vista è fantastica, la pace norvegese mi invade, mi siedo lì davanti al bello e non vorrei più scendere.

Ad un certo punto, forse solo la fame riesce a smuoverci da questo primo di mille luoghi magici che la Norvegia ci regalerà, per cui rientriamo alla base, che stasera sarà il Flåm camping (https://www.flaam-camping.no/), e guardate che bella casetta abbiamo! Il fiordo è un pò distante, ma siamo immersi fra le montagne, i gradi Celsius superano di poco i 10 e le persone attorno a noi non fanno rumore: il camping è quasi pieno, eppure nessuno osa infrangere il silenzio.

La maggior parte delle sistemazioni che sceglieremo sono hytta: con questo termine, i norvegesi indicano la loro casa delle vacanze, situata di solito sulla costa o fra le montagne. Fino a pochi anni fa, hytta era rigorosamente una casetta spartana, senza acqua né elettricità, quasi sempre raggiungibile solo percorrendo un tratto a piedi, con il bagno esterno (utedass) e completamente immerse nella natura, dimensione essenziale per i norvegesi. I nostri hytter sono esattamente così, a parte l’elettricità e la macchina vicina. E questo ci permette di comprendere appieno la vera passione dei norvegesi per la vita all’aria aperta. “Ut på tur, aldri sur“, dicono, che in italiano diventerebbe qualcosa come “Zaino in spalla, andiamo in gita! Ci sorride già la vita”: come posso non amarli follemente?

Ecco il percorso (breve) di oggi

PS: se volete far bella figura con i norvegesi e soprattutto farvi capire, ricordate che la å, che è l’ultima lettera del loro alfabeto, si legge o, quindi oggi siamo stati a Flom.

Quando vivi in un luogo a lungo, diventi cieco perché non osservi più nulla. Io viaggio per non diventare cieco.

(Josef Koudelka)