Cosa vedere a Oslo: la biblioteca Dechman Bjørvika

La biblioteca Dechman Bjørvika è un incredibile luogo di luce e incontro

Fra le cose da vedere a Oslo, capitale della Norvegia, non potete perdervi la biblioteca pubblica. Ogni anno, la Federazione internazionale delle associazioni e istituzioni bibliotecarie (International Federation of Library Associations and Institutions – IFLA), premia la biblioteca di nuova costruzione più bella del mondo, e nel 2021, il premio è stato vinto proprio dalla biblioteca pubblica di Oslo, la Dechman Bjørvika. In questo articolo, vi racconto cos’ha di speciale questo luogo.

La Biblioteca Dechman Bjørvika fra le cose da vedere a Oslo

Chiunque approdi per la prima volta nel nord del pianeta, rimane affascinato dalla luce. Si, perché la luce, a queste latitudini, è senza dubbio diversa da quella a cui siamo abituati noi, abitanti del sud dell’emisfero boreale. Beh, la Deichman Bjørvika è un inno alla luce nordica.

Inaugurata nel mese di giugno 2020, e situata nel porto della città, è sviluppata in verticale su diversi piani. C’è poi un imponente quarto piano a sbalzo che sporge di circa 20 metri sopra la piazza (quartiere Bjørvika, appunto), dove si trova l’ingresso dell’edificio.

Perché la biblioteca pubblica deve essere assolutamente presente nella lista delle cose da vedere a Oslo

All’interno, la Deichman Bjørvika è altrettanto incredibile. La biblioteca si sviluppa su sei piani, tutti inondati di luce grazie alle numerose finestre, anch’esse verticali, e ai tre enormi lucernari geometrici. L’arredamento è angolare e i toni tenui forniscono l’atmosfera tranquilla che ci si aspetta da una biblioteca. I piani e le varie aree sono tematici, e ci sono ovunque angoli di lettura uno diverso dall’altro, di stili diversi ma in perfetta sintonia. Aggirandosi per questo luogo, si ha una curiosità infinita di vedere dietro l’angolo, di scoprire cosa c’è di più bello un po’ più in là.

Sebbene sia ovviamente dedicato alla letteratura, i diversi piani di Deichman Bjørvika ospitano molto più che libri. C’è un intero piano dedicato ai bambini, oltre ad una caffetteria, un ristorante al primo piano, un cinema e un auditorium al piano interrato.

Ma non è finita qui: alla Deichman Bjørvika i creativi si possono sbizzarrire fra stampanti 3D, macchine da cucire e studi musicali e sonori.

Avere una buona biblioteca è una delle cose più importanti che possiamo fare per l’uguaglianza e per ispirare le persone a vivere una vita di qualità. Vogliamo che ancora più persone scoprano quanto è bello usare le biblioteche e voglio ringraziare Deichman per aver vinto sia i premi che il cuore delle persone”, ha affermato il vicesindaco di Oslo per la cultura e lo sport, Omar Samy Gamal.

Nel 2021, 32 biblioteche nel mondo hanno partecipato al concorso, e la Deichman Bjørvika si è contesa il premio con altre quattro: la Marrickville Library in Australia, la Het Predikheren in Belgio, la Ningbo New Library in Cina, e la  Forum Groningen in Olanda.

Ancora una volta, i norvegesi dimostrano di avere a cuore la felicità dei propri cittadini e dei propri visitatori, non perdendo mai occasione di vivere e diffondere l’Hygge, quel concetto tutto scandinavo (ma la parola trova origine proprio nel norvegese antico) dello stare bene, del benessere, delle sensazioni belle, di cui la vita deve essere colma.

Se passi per Oslo, includi la biblioteca Bjørvika nella lista delle cose imperdibili da vedere!

Ci sei già stato?

“Perché ti meravigli tanto se viaggiando ti sei annoiato? Portandoti dietro te stesso hai finito col viaggiare proprio con l’individuo dal quale volevi fuggire” (Socrate)

Il Natale in Norvegia.

Il Natale in Norvegia è un momento speciale, che dura più di alcuni giorni, in alcune zone anche tutta una stagione! In effetti, la Norvegia ha iniziato a festeggiare il Natale prima della cristianizzazione del paese, bevendo birra in onore degli dei nordici, in attesa del ritorno del clima più caldo.
Nella lingua locale, il periodo natalizio è chiamato juletid: il termine jul è comune in tutta la Scandinavia, riferendosi a un periodo di tempo che dura in totale diverse settimane. Detto questo, la maggior parte delle persone usa il termine jul per riferirsi alla settimana che va dalla vigilia di Natale a Capodanno.
Ecco le tradizioni e curiosità più interessanti del Natale in Norvegia.

Jul
L’intero periodo del Jul è composto da cinque fasi: avvento, julaften, romjul, nyttår (nuovo anno) ed epifania.

L’Avvento è, come tutti sappiamo, il periodo di preparazione prima del 25 dicembre, che inizia quattro domeniche prima di Natale. Ogni domenica, fino al giorno di Natale, viene commemorata accendendo un candelabro a quattro candele. La prima domenica si accende la prima candela, la seconda domenica si accendono le due candele successive e così via.

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23 dicembre

Il 23 dicembre, i norvegesi celebrano Lille Julaften, o piccola vigilia di Natale, un momento in cui la famiglia si riunisce per pulire (si, pulire!) e decorare la casa e l’albero. Gli ornamenti includono cesti natalizi a forma di cuore pieni di leccornie, catene di carta e bandiere norvegesi. I membri della famiglia decorano la loro casa anche con le pepperkakehus, cioè le case di pan di zenzero, che si mangiano rigorosamente solo alla fine del periodo natalizio. Ma c’è un’altra curiosità che riguarda il 23 dicembre.
Conosciuto in norvegese come Grevinnen og Hovmesteren, Dinner for One è uno sketch comico britannico scritto dall’autore Lauri Wylie. La stazione televisiva tedesca Norddeutscher Rundfunk (NDR) registrò una performance di 18 minuti in bianco e nero dello spettacolo nel 1953, che alla fine divenne il programma televisivo più ripetuto di tutti i tempi. Lo sketch tratta del novantesimo compleanno di Miss Sophie, che, come ogni anno, organizza una cena per i suoi amici. Dei suoi amici coetanei, Sophie è l’unica sopravvissuta, quindi il suo maggiordomo James impersona e beve al posto di ciascuno degli ospiti. Mentre fa il giro del tavolo, James si ubriaca e chiede ripetutamente alla signorina Sophie: “La stessa procedura dell’anno scorso, signorina Sophie?” a cui lei risponde: “La stessa procedura di ogni anno, James!”
La televisione nazionale norvegese NRK trasmette la versione svizzera di 11 minuti dello sketch ogni 23 dicembre dal 1980!

Ma quando festeggiano il Natale i norvegesi? Non il 25, ma la vigilia! Come in realtà molti di noi, me compresa.
Julaften (la vigilia di Natale) è infatti il giorno di festa principale per i norvegesi, il giorno in cui vengono scambiati i regali e l’intera famiglia si riunisce per la cena. Il 25 è una giornata molto più tranquilla e spesso piuttosto privata.
Alle 17 del 24 dicembre, le campane delle chiese suonano in tutte le città per annunciare l’inizio ufficiale dello Juletid. Dopo il cenone, le persone di solito si tengono per mano e ballano intorno all’albero di Natale mentre cantano canti natalizi. La canzone più famosa è Så går vi rundt om en enebærbusk, che significa “qui giriamo intorno a un cespuglio di gelso”. Julenissen, o Babbo Natale, poi entra in soggiorno per distribuire i regali. La famiglia e gli ospiti poi giocano, cantano e aprono i regali durante il resto della serata.

Il giorno di Natale
Se siete stati in Norvegia, avrete notato l’enorme quantità di bandiere norvegesi issate nelle case private, in ogni periodo dell’anno. Il giorno di Natale, le persone in genere alzano la bandiera all’alba e la abbassano di nuovo al tramonto. Quindi vanno a trovare la famiglia e gli amici per una cena tradizionale scandinava.

I piatti tipici natalizi norvegesi includono risengrynsgrøt, ribbe, pinnekjøtt, lutefisk e rakfisk. Il risongrynsgrøt è il porridge di riso norvegese solitamente preparato per il pranzo del giorno di Natale. Viene servito con zucchero e cannella e una noce di burro al centro. Nella pentola in cui viene preparato è nascosta una mandorla, e chi la trova nella sua porzione riceve tradizionalmente in dono un marzapane.

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Le Ribbe sono costine di maiale, Pinnekjøt invece sono costolette di agnello salate o essiccate che vengono messe a bagno in acqua per circa 30 ore prima del consumo. Allo stesso modo, il lutefisk è merluzzo essiccato o stoccafisso immerso in una soluzione di liscivia (una soluzione alcalina) per reidratarlo prima di essere mangiato. Ha una consistenza gelatinosa, tanto amata quanto detestata dai norvegesi, che sembrano concordare sul fatto che “una volta all’anno è sufficiente“. Il lutefisk viene tradizionalmente servito con pancetta fritta, purè di piselli e patate bollite. Infine, il rakfisk, considerato una prelibatezza norvegese, è probabilmente uno dei pesci più puzzolenti del mondo (come spesso accade nel mondo, pensate al surstromming svedese, aringa del Baltico lasciata in contenitori di latta in salamoia anche per un anno, o il funazushi giapponese, dove il pesce carassio rimane per alcuni anni immerso in riso e sale). Si tratta di trote fortemente salate, fatte fermentare in acqua fino a un anno. Viene quindi consumato crudo con un bicchiere (o più) di acquavite. L’Akevitt è un distillato tradizionale scandinavo contenente il 40% di alcol, bevuto quasi esclusivamente a Natale. In Norvegia e Danimarca la bevanda è a base di patate, facilmente riconoscibile grazie al suo colore dorato e alla forte miscela di spezie, fra cui il cumino. Si serve in aggiunta alla birra o con le pietanze tradizionali in calici a tulipano.

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Dopo il giorno di Natale, inizia il periodo chiamato Romjul, parola di sole sei lettere ma che si traduce come: “quel periodo tra Natale e Capodanno in cui nessuno è veramente sicuro di cosa dovrebbe fare” (!!)
I dipendenti sono spesso incoraggiati dai loro datori di lavoro ad utilizzare il romjul come parte delle loro ferie annuali. Durante questo periodo, i negozi sono generalmente chiusi o hanno orari di apertura limitati, con i norvegesi che di solito si dirigono sulle piste per sciare o andare in slittino con le loro famiglie.


Ma veniamo ai nisser!
Il nisser è una creatura mitologica del folklore scandinavo, che potrebbe essere paragonata a uno gnomo da giardino o ad un folletto o ad un elfo. Secondo la tradizione, vivono nelle cascine nelle quali svolgono la funzione di guardiani di chi vi abita e talvolta aiutano anche nelle faccende domestiche. Si credeva che fossero “l’anima” della prima persona che aveva abitato nella proprietà e sono descritti come piccole creature simili con lunghe barbe e berretti conici rossi.

Nisser by jpellgen (Flickr Creative Commons)

Sono noti per l’animo rissoso ed irascibile, per cui generazioni di bambini hanno dovuto riappacificarsi con loro, lasciando fuori dalla cascina scodelle di riso e latte: l’unica vera prova dell’esistenza di questi folletti è infatti la scodella trovata vuota il mattino dopo. I nisser sono personaggi tipici della cultura norrena e sono anche associati al solstizio d’inverno. Lo stesso Babbo Natale è conosciuto in norvegese come Julenisse, cioè il nisse che porta i doni a Natale.

Quanti nisser riesci a vedere in questo piccolo angolo di casa mia?


A proposito di Babbo Natale, la storia narra che egli decise di scegliere Rovaniemi come sua città natale quando fu svelato al mondo che la sua vera casa era in realtà a Korvatunturi, un villaggio a nord, un segreto gelosamente custodito per secoli. Al fine di mantenere la privacy della sua posizione segreta, gli elfi decisero di costruire un luogo dove Babbo Natale potesse incontrare persone provenienti da tutto il mondo, il villaggio di Natale di Rovaniemi, appunto.

Mercatini di Natale in Norvegia
Agli inizi di dicembre, i mercatini di Natale aprono in tutto il paese: per combattere il grande freddo, si bevono litri di gløgg, una sorta di vin brulè simile al Glühwein tedesco.

Photo by Taryn Elliott on Pexels.com – Christmas in Storgata, Drøbak, Norway © Frogn kommune/Flickr

Julebord
Ah, la buona festa di Natale norvegese vecchio stile! Ogni azienda, scuola, club sportivo e gruppo sociale organizza il proprio julebord (letteralmente “tavola di Natale”). Ciò significa che la maggior parte dei norvegesi parteciperà a due o più di questi eventi in cui vengono consumate grandi quantità di alcol e piatti tradizionali, normalmente seguiti da una festa fino a tarda notte.

Curiosamente, mentre i norvegesi normalmente si vestono in modo abbastanza casual, il julebord è una delle rare occasioni in cui si vestono in abiti formali.

Se stai per partecipare al tuo primo julebord, non presentarti in jeans!

Å være midt i smørøyet (proverbio norvegese): essere al centro dell’occhio del burro

Chi si trova al centro dello smørøyet è in una situazione estremamente confortevole. Secondo l’ipotesi più accreditata, questo modo di dire è collegato all’abitudine dei norvegesi di mettere una noce di burro al centro della ciotola del porridge o risgrøt.

La libertà di vagabondare

Avete mai sentito parlare dell’Allemannsretten? E’ una parola usata nei paesi nordici, per indicare un diritto che ogni persona possiede sul territorio svedese, finlandese e norvegese: è il diritto a vagabondare, girovagare. Non è meraviglioso?

Vi racconto qualche dettaglio. In norvegese, la parola significa letteralmente “diritto di tutti” appunto, ed è una legge che dà a chiunque la libertà di vagabondare liberamente dovunque, e in qualunque terra non coltivata del territorio. In sostanza, è possibile fare passeggiate, scalare montagne, campeggiare godendosi la natura e l’aria fresca praticamente in qualunque foresta, montagna o spiaggia. E’ estremamente legata al valore che i popoli del nord danno al tempo trascorso a diretto contatto con la natura: inestimabile! Tanto da farlo diventare legge.

Questa è un’idea e un’abitudine presente in queste terre dai tempi antichi, ed è diventata legge nel 1957 con l’Outdoor Recreation Act.

Nel suo messaggio chiave a George Washington nel 1852, il capo Seattle disse che nessuno può possedere la freschezza dell’aria, lo scintillio dell’acqua o l’azzurro del cielo. La terra è qualcosa che dovrebbe appartenere a chiunque. E allo stesso modo la pensano i popoli del Nord. L’allemannsretten quindi rende legale, nella maggior parte dei casi, per le persone attraversare qualsiasi pezzo di proprietà privata non costruita anche senza prima ottenere il permesso del proprietario. Puoi persino campeggiare nella proprietà privata di qualcun altro per una notte, a condizione di mantenere un comportamento educato, rispettare la natura e restare ad almeno 150 metri di distanza da qualsiasi edificio. Non è bellissimo?

Ci sono però altre regole, oltre a questa, da rispettare. Per esempio, se si desidera stare più di due notti nello stesso luogo, è necessario chiedere il permesso al proprietario terriero, tranne che in montagna o in zone molto remote. La regola principale però è essere attenti e rispettosi della natura, delle persone che possiedono la terra e di quelle che passeranno dopo. I termini utmark e innmark dividono le aree in cui il diritto di viaggiare è valido o limitato. Le aree denominate innmark (o terreni all’interno dei confini) sono delineate chiaramente e possono essere semplicemente guardate, come per esempio cortili, complessi residenziali, terreni coltivati ​​e aree simili in cui il passaggio di persone potrebbe rappresentare un problema per il proprietario. I terreni coltivati ​​possono essere attraversati solo se ghiacciati o coperti di neve. Tutte le aree, al di fuori di queste sopra elencate, sono considerate utmark, ovvero aree accessibili a tutti. In generale, questo include foreste, montagne, paludi, spiagge e aree costiere che costituiscono la maggior parte della superficie del paese. Nell’ambito del diritto di muoversi e viaggiare, le persone sono anche libere di raccogliere piante selvatiche, fiori, cespugli e funghi. Le noci selvatiche devono essere mangiate sul posto e la raccolta della linfa degli alberi richiede l’autorizzazione del proprietario terriero.

L’accordo non scritto è di prendere solo ciò di cui hai bisogno.

Questa idea – che più che un’idea è davvero uno stile di vita – riflette l’enorme rispetto dei norvegesi per la natura. La realizzazione di questo stile di vita ( – legge- )non deriva solo dal prendere ciò di cui abbiamo bisogno e non altro, ma anche dall’assicurarci di lasciare qualcosa per agli altri. Questo, a sua volta, consente alla natura di ricostituirsi e aiuta a creare un ciclo sostenibile.

Come esseri umani, siamo semplicemente una piccola parte del grande schema della natura e dovremmo quindi considerare tutti i suoi elementi – tutti, dal primo all’ultimo, fino a ogni ago di un pino – come qualcosa di sacro, qualcosa che dobbiamo condividere equamente tra noi abitanti del pianeta. L’Allemannsretten offre a escursionisti e campeggiatori la possibilità di non doversi stressare per trovare un campeggio aperto prima che arrivi la notte, e anche di risparmiare un po’ di soldi, campeggiando ovunque.

Tuttavia, il più grande vantaggio è la libertà.

Quando si viaggia in Norvegia per la prima volta, si rimane molto sorpresi dalla mancanza di recinzioni e segnali quali il “keep out” (non entrare). In Norvegia infatti, ai proprietari terrieri non è consentito impedire la libera circolazione, quindi questo tipo di segnaletica sarebbe illegale nella maggior parte dei luoghi. Che sogno.

La natura locale in Norvegia può diventare il tuo parco giochi, la tua casa, la tua fonte di cibo e la tua palestra. L’ Allemannsretten nasce dall’amore per la natura, che si rafforza – quando la rispettiamo.

Qual è la tua strada amico?… la strada del santo, la strada del pazzo, la strada dell’arcobaleno, la strada dell’imbecille, qualsiasi strada. È una strada in tutte le direzioni per tutti gli uomini in tutti i modi.
(Jack Kerouac)

20 curiosità sulla Norvegia: lo sapevi che?

1. Le strade monocorsia con a fianco voragini, che probabilmente raggiungono il centro della Terra. A volte ci sono degli slarghi, su un lato di strada, in cui infilarsi, per lasciar passare la macchina che arriva nel senso opposto: a volte. Tutte le altre, ti devi fare l’intera Norvegia in retromarcia.

2. Lo slargo, già.. quello spazio con la M di meeting point e non di Metropolitana, ma secondo me è M di Marica, così posso fermarmi ogni 52 metri e fotografare la qualunque.

3. Il mare. Il mare in Norvegia è il mare che dico io, gelido e bellissimo, e che credi di avere da un lato, ma improvvisamente è dall’altro e poi dietro e davanti e fai una giravolta e falla un’altra volta.

4. Il mio zaino che puzza di pesce dopo averci tenuto il tipico snack norvegese, che forse era destinato solo ai gabbiani, ma che ho dovuto per forza provare: mangio tutto ma questo mi ha riportato alla mente i gamberetti andati a male sulla finestra dell’hotel di Kuala Lumpur, nel mio primo viaggio oversea

5. I punti di interesse segnati da una specie di fiore.. spesso sono l’inizio di avventurose meravigliose, altre volte però, non capisci bene cosa avresti dovuto vedere di così pazzesco. Ancora più spesso, e qui sta la cosa meravigliosa, i luoghi magici non sono segnalati: prendi ogni deviazione possibile, chissà cosa c’è dietro quella curva

5a. Questo posto magico è stato scoperto così: dalla strada si vedeva solo l’insenatura, bello ma non pazzesco. Ho sentito qualche vibrazione che mi diceva, fermati, c’è qualcosa di speciale. Attraverso un prato con l’erba alle ginocchia, e la paura che siano quelle parti di prato umido che in realtà coprono corsi d’acqua, cammino ancora un pò, poi scorgo il tetto rosso di un rorbu (ndr case dei pescatori, in legno). Scendo un pochino, e si apre la meraviglia.

6. Puoi andare a piedi dovunque tu voglia, anche nelle aree private, se non recintate (e non è recintato quasi nulla). Puoi pure piantare la tenda a patto che sia ad almeno 150 m dalla casa più vicina. Diritto di accostarsi alla natura purché rispetti l’ambiente e le persone: per i norvegesi, è sacro.

7. La fiducia nella gente. Sul traghetto, il biglietto si fa a bordo, vai alla cassa e dici tu per quante persone/macchine, senza ulteriori controlli. Mi immaginavo famiglie italiane intere con il camper pagare per 1. Non ho pagato un parcheggio e mi sentirò in colpa fino al 2027.

Ndr: nel 2021, hanno inserito una forma di pagamento on line, e vengono verificate le targhe durante l’imbarco. Ma abbiamo noleggiato tre biciclette senza lasciare recapiti o documento d’identità, abbiamo comprato i kanelbulle più buoni che mai sui traghetti, dove il bar non ha personale, prendi e paghi alla cassa automatica, abbiamo prenotato una camera piccola con bagno all’esterno, ma la signorina alla reception non era soddisfatta, per lei era troppo piccola per noi, e ci ha proposto un’intera cabin sul fiordo allo stesso prezzo, a patto di avere un buon voto su trip: uno dei posti più belli in cui siamo stati! (vedi dopo)

8. La gran promiscuità fra alta montagna e oceano: non capisci mai dove sei. Qui eravamo diretti a Nusfjord, un antico borgo di pescatori delle isole Lofoten, che appare, a picco sul fiordo, dopo aver guidato su tornanti di montagna e superando un passo. Che confusione, sarà perché ti amo.

9. Quando superano, suonano il clacson: l’ho capito dopo averne insultati troppi (altro senso di colpa). Se sei un fan, come me, dei crime norvegesi/svedesi/danesi, il cartello che ti chiede se stai andando troppo veloce, con un volto di bambina che svanisce, forse ti crea un pochino meno inquetudine.

10. Prenoti la macchina più piccola ed economica, visto i prezzi norvegesi non proprio popolari, e al momento del ritiro, cambio automatico, 7 porte, berlina, nuova di zecca.

11. Le spiagge. (non è vero che non amo il mare, io vado pazza per questo mare)

12. Le strade (non c’è solo l’Atlantic Ocean Road!)

13. La luce (che solo oltre il 60° parallelo nord puoi trovare)

14. Le cabin in cui abbiamo dormito.

15. Le montagne infilate nell’oceano.

16a. I kanelbulle (i rotolini alla cannella). Qui sono ad Å (che non si legge A ma O di Otranto), ultimo paesino in fondo alle isole Lofoten, poi il nulla, e ultima lettera dell’alfabeto norvegese: ad Å ci sono due case, un ristorante, un negozio di giacche sportive bellissimo, e una bakery, costruita nel 1844 dietro il Norwegian Fishing Village Museum, che fa dei kanelbulle fantastici: mi vedo proprio bene lì, a sfornare dolcetti di cannella guardando l’oceano e i rorbu.

16b. Qui invece sono a Trondheim.


16c. E qui in una spiaggia a caso.

17. I riflessi (impazzisco!)

18. Il sole che non dà fastidio, delle 23.

19. La biblioteca di Oslo, Deichman Bjørvika.

20. E se poi sono depressi, anch’io voglio essere depressa qui.

“Quando si è in viaggio, ricordate che un paese straniero non è progettato per farvi stare comodi. È stato progettato per rendere comodo il proprio popolo” Clifton Fadiman

La strada chiamata Helgelandskysten: montagne, ghiacciai e isole da fiaba.

Giorno 12 – 5 agosto 2021

Siamo nel Nordland, la regione della Norvegia che comprende le isole Lofoten: qui, poco prima di incrociare il Circolo Polare Artico, inizia una strada degna di essere percorsa in ogni sua parte, un impeto di meraviglia continuo. I road trip in Norvegia sono la quintessenza del viaggio, e la Helgelandskysten una delle protagoniste in assoluto.

Forse non è molto conosciuta, e questo la rende ancora più affascinante: di solito il flusso turistico viaggia a blocchi, quindi i fiordi del sud-ovest, o le isole Lofoten, o l’estremo nord. Ma credetemi, percorrere questa strada è un’avventura incredibile: non c’è un’attrazione particolare, ci sono montagne, ghiacciai, isolette da sogno, tutto insieme e quando meno te l’aspetti. Ci sono scenari splendidi che ti trovi davanti quando ti sei solo fermato per andare in bagno alle soste di servizio, o scendendo pochi metri verso l’acqua, dalla strada asfaltata. Non ti resta che.. esplorare.

La strada rappresenta un detour rispetto alla E6 per salire verso nord e, se avete il tempo, scegliete sempre i detour! E’ la più lunga delle 18 strade panoramiche della Norvegia (650 km), che trovate tutte ben descritte a questo link, e va da Holm a Bodø, seguendo la costa con vista oceano continua.

Per percorrerla, vi serviranno 6 traghetti e tutto il tempo necessario per fermarsi ad ogni caletta, e ad ogni area di servizio! Perché anche queste riservano sempre sorprese.

Una di queste si chiama Ureddplassen, dove troverete una terrazza larga nove metri di fronte all’oceano e a quello che viene defnito “Lofoten wall” (Lofotveggen): una serie di picchi montuosi che fuoriescono dall’acqua, e che a distanza sembrano formare una linea diritta. Essi sono formati da roccia granitica e vulcanica, emersi dall’oceano dopo l’ultima era glaciale. Ureddplassen è anche un memoriale per celebrare le persone rimaste uccise quando il sottomarino Uredd colpì una mina nel Fugløyfjorden durante la seconda guerra mondiale.

Um altro incredibile posto trovato per caso è questa insenatura nel Tjongsfjord: dalla strada non si vedeva assolutamente nulla, in quanto posizionata in alto rispetto all’acqua, ma mentre la percorrevo, qualcosa mi diceva che, fermando la macchina e camminando a piedi verso l’acqua, ci sarebbe stato qualcosa di speciale. E quanto avevo ragione! Camminando nell’erba alta, pian piano è comparsa la piccola casetta rossa in legno, quel rorbu di pescatori che vedete in foto : un piccolo gioiello, che come sempre immaginavo immerso nella neve. E poi i riflessi, dei riflessi pazzeschi, come avessero capovolto il mondo. Un luogo speciale, un luogo magico: nessuna guida te lo indicherà mai (per fortuna).

Fra i 6 traghetti che si incontrano lungo la strada, quello che unisce Kilboghamn a Jektvik attraversa il Circolo Polare Artico, a 66° 33 ” N.

Attraversando il Circolo Polare Artico.

Nel villaggio di Jektvik abbiamo dormito in una splendida cabin vista oceano, e cavalli, e silenzio: lo Sjåvik vacation, situato in questo minuscolo villaggio, dove alle 17 estive chiude tutto. A tratti ricordava il far-west!

Sulla Helgelandskysten, anche un semplice attracco di traghetto, come può essere quello di Ågskardet, verso Forøy, può trasformarsi in meraviglia.

Ågskardet

Altri luoghi da visitare lungo questa strada sono:

  • Torghatten e l’area di SømnaSømna, di cui vi ho parlato qui
  • le spiaggie di Bjørnvika e Storvika
  • Tjotta
  • l’incredibile ghiacciaio di Svartisen, che merita un articolo tutto suo

..e ogni altro angolo non indicato in nessuna lista o guida.

Le strade sono fatte per i viaggi, non per le destinazioni (Confucio)

Il luogo più bello deve ancora arrivare (the best is yet to come)

Giorno 10 e 11 – 3/4 agosto 2021

Stamattina visitiamo Trondheim, sono stata incerta fino all’ultimo se inserire o meno questa “città” nell’itinerario del mio roadtrip norvegese, perché preferisco la natura ai luoghi abitati, ma senza storia proprio! Oramai lo sapete! Però leggendo qua e là mi aveva incuriosito a sufficienza per dedicarle almeno qualche ora.

E ho fatto bene! Da non perdere l’area di Bakklandet, vicino al ponte vecchio della città, quello da cui si ha la classica immagine iconica di Trondheim con tutte le casette colorate sul fiordo, per intenderci. E’ un quartiere dall’aria bohemian, con pochi turisti ed un vibe speciale. Ricco di cafè originali, casette antiche in legno colorate e fiori dai colori intonati alle porte! Lungo la Bakklandet trovate uno dei cafè per me più belli che abbia mai visto: è l’Antikvariatet, un cafè in una biblioteca dall’atmosfera incredibile, sia all’interno sia nel cortile esterno. Io l’ho visto in estate, ma ovviamente lo immaginavo con la neve fuori, il vento gelido del nord e un bel caffè fumante più un morbido kanelbullar davanti (#winterteam sempre!).

Attraversate quindi il vecchio ponte (Gamle Bybro or Bybroa) soprattutto per scattare una foto alle casette colorate che si affacciano sul fiordo.

C’è anche qualche traccia di street art niente male! E anche, ma di questo ci sono parecchi esempi, della splendida fiducia nordica nella gente: in Norvegia poche proprietà private sono recintate, e le aree non costruite sono libere di essere fruite da tutti, rispettando la Natura, i luoghi e le persone. E’ l’Allemannsretten, di cui vi ho parlato qui.

Ma anche in città si vedono esempi del rispetto che i nordici hanno per il bene comune, per le persone, per tutto: questa sedia e tavolino erano davanti ad una delle casette colorate, assolutamente accessibile a tutti, con scritto privato: se non è mia, non mi ci siedo, facile.. no?

Lasciata Trondheim, proseguiamo sulla E6, fino ad arrivare al traghetto che collega fra Holm e Vennesund: sapete che, soprattutto in Norvegia, in queste zone, si pigliano i traghetti come gli autobus, con la stessa semplicità e praticità! A questo proposito, quando noleggiate il mezzo, è compresa una quota per l’AutoPASS for ferje, un pass stile telepass con cui pagare i biglietti dei ferry. A volte sui ferry trovate i kanelbulle più buoni che a terra!

Ecco alcune foto fatte durante il tragitto verso Holm.

Poco dopo Vennesund e poco prima del luogo che avevo scelto per la notte, mentre guido, su una strada senza particolari paesaggi, vedo la freccia con quella specie di fiore, che (di solito) porta a luoghi interessanti: indicava un luogo che non avevo mai sentito, quindi ovviamente sterzo, e imbocco questa stradina che ad un certo punto diventa sterrata. Poco dopo, si apre un sogno, difficilmente descrivibile a parole, a parole conosciute almeno: un luogo dove acqua e cielo sono la stessa cosa, non si vede orizzonte a separarli, talmente limpido è il cielo e l’acqua in cui si specchia, ci sono le nuvole in acqua! Io amo i riflessi, appena li scovo parte la ricerca della foto più bella, da fare in posizioni improbabilIi! E’ già sera, il sole è ancora alto, e la luce è una meraviglia. Sono rimasta ad ammirare questo oceano misto cielo per non so quanto, uno degli scenari più belli, nella sua semplicità, che abbia mai visto. Ah, ovviamente non c’era anima viva.

In Norvegia, ci sono mille luoghi così, dietro l’angolo, dietro la curva: esplorate sempre, esplorate ogni cosa: the best is yet to come. La freccia con il fiore indicava Gravhaug, che per me era un nome di luogo, ma che in realtà su maps non esiste (o meglio non esiste in questa zona): il traduttore mi dice significare tumulo funerario. Ora, io non ho visto tumuli, ma ho visto l’oceano misto cielo!

Vi lascio le coordinate: 65.245648, 12.102187 (Heståsveien 58920 Sømna, Norvegia).

Come si fa a spiegare la bellezza della Norvegia?? Come?

Stasera ci fermiamo in questo piccolissimo villaggio, Kirkevn, al Sømna Kro & Gjestegård, un posto molto carino e gestito da un gruppo di ragazzi deliziosi, dove c’è anche un ottimo ristorante: fortunati stasera, visto che come al solito non abbiamo nulla da mangiare e a quest’ora è tutto chiuso da un po’! Domani ci aspetta un trekking, ma che dico un trekking, due!

La mattina si parte per il Torghatten Camping, la base di partenza del primo trekking di oggi. Primo si, perché l’infinita luce dei paesi del Nord d’estate permette anche di partire per un trekking quando nel sud Europa si deve già pensare a rientrare al rifugio… fra un po’ vi dico! La strada per raggiungere Torghatten attraversa isolotti e paesaggi limpidi, inoltre in un punto, su alcune rovine, abbiamo trovato alcune simpatiche amiche!

Il trekking di Torghatten è conosciuto per condurre alla montagna bucata, come una porta verso un mondo successivo, e ovviamente in questa terra di leggende, ce ne è una anche per Torghatten.

E così va la storia… Quando il troll, Hestmannen, posò gli occhi sulla bella Lekamøya, decise che l’avrebbe rapita quella notte. Hestmannen montò quindi a cavallo per inseguire il suo sogno, la sua bella, ma Lekamøya riuscì a fuggire, vanificando il suo tentativo. Nel frattempo, il re dei troll di Sømna stava osservando la situazione da non molto lontano. Quando la notte si trasformò in mattina, il deluso e respinto Hestmannen incoccò una freccia al suo arco, e la puntò contro la disperata Lekamøya. Tuttavia, il re dei troll di Sømna scagliò il suo cappello sulla traiettoria della freccia, il cappellò si bucò, ma fu abbastanza per salvare Lekamøya da morte certa. Il cappello cadde a terra e in quel momento il sole trapassò l’orizzonte trasformando tutto in pietra. E così nacque la leggenda di Torghatten o del “buco nella montagna”. Tradotto letteralmente, Torghatten significa “cappello quadrato”.

Torghatten o il “buco nella montagna” è geologicamente più antico dei vichinghi stessi. In realtà, molto molto più vecchio. La scienza ci dice che, durante l’era glaciale, il continuo disfacimento della montagna di granito ha aperto il buco che possiamo vedere oggi. Il buco può sembrare minuscolo da lontano, ma è lungo circa 160 metri per 20 metri di larghezza e 35 metri di altezza: stando lì sotto è davvero gigante! La leggenda norrena sulla nascita di Torghatten è molto più avvincente, forse.. lascio a voi la scelta della storia che preferite.

Iniziamo quindi a salire, sbaglio strada (come quasi sempre, troppo intenta a meravigliarmi di ciò che ho attorno) e qui non si vede nessun Torghatten.. boh. Quindi torniamo indietro e iniziamo a salire verso la parte opposta: sali sali sali, ma nessun enorme buco nella montagna. Ma, ad un certo punto…..

Si scavalla un piano, dopo una bella ripida salita, e si apre questa meraviglia. Il foro è davvero imponente, e la vista, oltre, è infinita. La maggior parte delle persone si fermava lì, sotto il foro, ma oltre c’era un sentiero che procedeva giù per la montagna dalla parte opposta, e una bella spiaggia in lontananza: secondo voi, posso aver deciso di non andare a scoprire cosa c’era laggiù?? La discesa è molto ripida, e sbuca in un campo dall’erba alta, che porta ad una delle tipiche spiagge norvegesi, che tanto amo! Festeggio infatti, con un bel kanelbulle!

Dopo la sosta in spiaggia, senza bagno però (!), si ritorna indietro per la stessa strada: non c’è modo di tornare alla macchina, infatti, se non con una barca.

Info sul trekking:

  • Partenza: Torghatten camping, a 15 km da Brønnøysund Trovate il parcheggio qui
  • Durata: un’ora circa per salire al foro, su un sentiero ben segnato (quando si arriva ad una specie di bivio, tenete la sinistra: la montagna bucata è lì, anche se non sembra!)
  • Difficoltà: semplice

Ci si rimette alla guida, destinazione Horn, dove tanto per cambiare prendiamo un traghetto per Tjotta dal quale si inizia ad assaporare il nord Nord!

Da Tjotta guidiamo fino a Sandnessjøen, dove ci aspetta un altro traghetto! Si, un altro ancora. Questo ci porterà sull’isola di Dønna, per il nostro breve trekking serale: cose che si possono fare solo quassù! (senza torcia, intendo). Il trekking si chiama Åkvikfjellet , si raggiunge la cima a 287 metri con un’oretta di cammino, ma una bellissima vista sulle isolette (mille!) della costa e sulle Seven Sisters, le montagne a sette cime famose della Helgeland, la zona in cui ci troviamo.

Attenzione che l’inizio del percorso è indicato male: dall’arrivo del traghetto a Bjørn dovete seguire la strada 828, superare la baia di Åkvikbukta e cercare il parcheggio (che si trova qui) poche centinaia di metri in direzione sud-ovest. Quando la strada si divide in due, tieni la sinistra. 200 metri più avanti, il sentiero è segnalato. Da qui, segui i segni rossi fino in cima. Il sentiero, da qui, è ben battuto e facile da seguire, e si può godere, oltre alla vista davvero suggestiva, una sorta di monumento a forma di spartito.

Il pernottamento di stasera sarà in un hotel anonimo, che quindi non vi consiglio (pulito, con tutti i comfort ma in uno stabile troppo cittadino e senza vista!)

Siamo a 66° 03′ …. domani supereremo il Circolo Polare Artico (66°33″): ovviamente non è la mia prima volta, ma questo passaggio ha sempre un grande fascino su di me, grande davvero.

Ho cercato di non barcollare; ho fatto passi falsi lungo il cammino. Ma ho imparato che solo dopo aver scalato una grande collina, uno scopre che ci sono molte altre colline da scalare. Mi sono preso un momento per ammirare il panorama glorioso che mi circondava, per dare un’occhiata da dove ero venuto. Ma posso riposarmi solo un momento, perché con la libertà arrivano le responsabilità e non voglio indugiare, il mio lungo cammino non è finito.
(Nelson Mandela)

Un altro pazzo giorno (on a road trip)

Giorno 9 – 2 agosto 2021

Dopo le nostre 7 ore di trekking, guidiamo ancora un pò per raggiungere il mare di Norvegia, nei dintorni di Farstad, dove alloggeremo in un luogo davvero incantevole (ogni tanto alziamo il budget previsto per le accomodation): la Gjestegård (guesthouse) Hustadvika (dal nome di questa bellissima baia). Arriviamo stanchissimi, giusto il tempo di mangiare qualcosa al volo (dalle scorte rimaste in macchina) e siamo già tutti in branda. Ma la mattina dopo, il desiderio di esplorare quel luogo incantevole, solo assaporato la sera prima, mi fa alzare prestissimo e, come dicono gli inglesi, the early bird catches the worm!

Guardate cosa ho vissuto:

A colazione, mangiando aringhe e salmone (adoro la colazione norvegese!) con vista arcobaleno, ho fatto amicizia con una coppia di viaggiatori norvegesi over 70, tenerissimi e molto innamorati (anche dell’Italia), con un inglese perfetto: loro a parlare di quanto amassero il nostro paese, io il loro! Poi, il viaggio on the road continua: da qui, nessuna meta in particolare, se non Bodø, lassù nel Nordland, a 1000 km di distanza (fra qualche giorno, ovviamente).

E la Norvegia è davvero una mostra d’arte a cielo aperto, basta andare e ammirare.

Poco distante dalla guesthouse troviamo, per caso, questa zona, chiamata Aksvågen, letteralmente baia della cenere: qui le alghe venivano fatte seccare al sole, e poi bruciate in forni di pietra costruiti sulla spiaggia. La cenere ottenuta costituiva una fonte importante di carbonato di calcio (soda ash), usato per la preparazione del vetro, per esempio. Più tardi venne utilizzata per estrarre lo iodio, di cui le alghe del nord sono più ricche di quelle del sud. Questo utilizzo fu abbandonato quando divennero disponibili metodi più semplici e veloci per estrarre lo iodio, ma ancora adesso l’alga è usata per la ricchezza di principi nutritivi in esso contenuti.

Siamo sull’ Atlanterhavsvegen, la strada atlantica, di cui è molto conosciuto solo il pezzo finale (road n.64) ed in particolare il ponte di Storseisundet (che compare su tutte le foto e viene indicato come il tratto più pericoloso del mondo, quando il mare è mosso) ma questa strada in realtà inizia a Bud e finisce a Kårvåg, per un totale di 36 km di bellezza (è infatti una delle scenic route norvegesi). Essa scorre davvero vicinissima all’oceano (praticamente lo potete quasi toccare sporgendo il braccio dal finestrino!), seguendo il profilo delle varie isolette, con ponti incredibili, e comprende le roads 64, 242, 663, 238 e 235. Nella zona di Aksvågen abbiamo trovato delle antiche fattorie abbandonate dal fascino incredibile! Guardate qui

Hustadvika invece è una zona (la stessa dell’alloggio dove siamo stati) in cui l’acqua del mare è molto bassa, con mille scogli e isolette di pochi metri di terra, e qui i venti e le correnti sono molto forti. Queste caratteristiche la rendono la zona di mare più temuta di tutta la costa norvegese! Nel corso degli anni, anche recenti, molte imbarcazioni sono arenate qui. Anche Bud, all’inizio della strada, merita una visita, un piccolissimo e affascinante villaggio di pescatori.

Bud, contea di Møre og Romsdal

Proseguiamo sull’Atlanterhavsvegen, e poco prima del tratto famoso, ci imbattiamo in una di quelle esperienze che mi fanno amare così tanto i paesi del nord. Vedo dalla strada una piccola casetta sul mare, molto colorata e tutta dipinta, con alcune sculture fuori, fiori, cose belle che avevano attratto la mia curiosità. Così mi fermo, e vado a vederla da vicino. Era aperta, senza nessuno lì dentro ma senza nessuno a vista d’occhio pure fuori. Era una sorta di mostra d’arte, che esponeva bei pezzi di artigianato locale, fra cui alcuni elfi e gnomi che volevo assolutamente comprare! Ma non c’era nessuno, quindi guardo ancora bene fuori, lì attorno, ma nulla. Poi guardo con più attenzione e vedo un cartello, scritto in norvegese ed in inglese, che diceva sostanzialmente “se ti piace la mia arte, lascia un’offerta, quella che ritieni giusta, oppure quella che io ritengo giusta, che è scritta sotto il prodotto”. Si poteva pagare anche con paypall: ci credete? un negozio di cose bellissime, ma senza personale, libero di fidarsi dell’onestà delle persone. Nonostante abbia viaggiato in nord Europa spesso, queste cose ogni volta mi lasciano sbalordita, e.. felice, felice che esistano dei luoghi sulla Terra così speciali. Ho ovviamente comprato elfi e gnomi per tutta la famiglia, e pagato via paypall.

Dopo queste esperienze che mi scaldano sempre tanto il cuore, riprendiamo il nostro viaggio, e arriviamo al famoso tratto dell’Atlantic Road, quello del ponte più alto, lo Storseisundet: è sicuramente un ponte impressionante, sembra più un tratto delle montagne russe, e guidarci sopra è stato bellissimo! L’abbiamo fatto varie volte avanti e indietro. L’intera Atlantic Road è stata anche definita la strada più bella del mondo, ed eletta costruzione norvegese del secolo nel 2005.

Dopo aver pranzato su una delle isolette unite dall’Atlantic Road, iniziamo il viaggio verso la meta per la notte, Trondheim. Qui avevo scelto un alloggio fuori “città”, per quanto chiamare città Trondheim non sia propriamente corretto! Ma volevo stare nella natura, vicino al mare. Di solito ho fiuto con le accomodation, con i luoghi in generale, e questo posto ha mantenuto la tradizione dei miei colpacci! L’ingresso mi aveva fatto pensare al contrario, era in una zona un pò diciamo urban abandoned, che amo, ma mi pareva di aver scelto un posto vicino al mare! Ma quando siamo entrati, abbiamo scoperto tutto: la grande casa era super hippie, con mobili di stili diversi messi insieme, che ricorda tanto lo stile dei bar berlinesi, foto dovunque (come a casa mia!), una sala accogliente che dava su un grande patio, con vista oceano che era una meraviglia. La signora che ci accoglie è di una tenerezza squisita, ci mostra la camera, con un balcone sempre vista fiordo, a fianco alla sua, e con il bagno in comune, insomma si sta in questo posto come in una grande famiglia, grande anche perché comprende Baltasar, che vedete nella foto, un cagnolone tanto grande quanto coccolone e il micino Charles. La signora ci ha cucinato un piatto tipico di sua nonna, e poi io sono rimasta fuori con Balstasar e Charles, sul patio, per ore, ad ammirare il tramonto meraviglioso sul fiordo, tramonto che è avvenuto verso le 22.30, con un sole splendido, non invadente, la musica country, un libro. Si può anche dormire nella Tipi (la tenda). Il posto si chiama Strandheimen, ed è sicuramente uno di quei posti dove sarebbe stato bello fermarsi un attimo!

Fermarmi? Io?

Domani si riparte, si sale ancora un pò di più verso il Nordland.

Oh, I’m sleeping under strange, strange skies
Just another mad, mad day on the road
My dreams is fading down the railway line
I’m just about a moonlight mile down the road, yeah, yeah

Moonlight Mile – The Rolling Stones

Giorno 8 (ditelo con i troll)

Giorno 8 – 1 agosto 2021

Oggi si riparte presto, o comunque prima del solito (che è sempre comunque attorno alle 8 – e le chiamano vacanze! – ma c’è troppo da vedere, troppo da scoprire! ): ieri sera abbiamo deciso all’ultimo di provare a fare un hike di quelli belli e impegnativi, nonostante le previsioni non fossero delle migliori, ma tanto qui le previsioni valgono per quel che valgono, ed un cielo plumbeo e pieno di nuvole diventa blu prima ancora di poter anche solo pensare di lamentarti del tempo. Il punto di partenza del percorso è a Åndalsnes, circa a metà strada dell’itinerario di oggi: oggi infatti si punta al mare, al mare di Norvegia ovviamente. La strada da Eidsdal ad Åndalsnes è la solita road n.63, che abbiamo percorso in questi giorni in lungo e in largo: si chiama Geiranger-Trollstigen, è una 18 delle scenic route più belle della Norvegia (Geiranger-Trollstigen), e parte poco prima di Geiranger, a Langevatnet, passa per Eidsdal (dove abbiamo pernottato in questi giorni) e procede fino a Åndalsnes, per una lunghezza totale di 106 km. Poco prima della fine, la strada diventa un biscione impazzito, tendente alla girella: è la strada dei troll, Trollstigen appunto, 11 tornanti al 9% di pendenza, una strada per cui devo ancora decidere se sia stato più bello guardarla dall’alto o guidarla.

A fare compagnia ai troll, ci sono bellissime montagne, come Kongen (il Re), Dronningen (la Regina) e Bispen (il Vescovo).

Ma chi sono i troll? I troll abitano le terre norvegesi fin dai tempi antichi, quando erano ancora disabitate.. disabitate da essere umani, intendo. Perché queste creature misteriose e buffe (o perfide?) erano già lì ad aspettare i primi umani, a cui un pochino assomigliano. I troll non sono esattamente degli adoni, nel significato più classico del termine: nasone, piedi e mani con solamente quattro dita, pelle squamosa e una coda buffa e pelosa, sdentati. Capita che abbiano un unico occhio, o due teste, la certezza è che sono sempre più spettinati di me! Vivono più di cent’anni e possono essere grandi come le montagne o piccoli come gnomi. Non pensate sia facile vederli, ma in ogni caso il momento migliore è quando c’è buio totale, il buio delle notti artiche: i troll infatti sono la versione norvegese dei vampiri della Transilvania, odiano la luce! La odiano perché a contatto con essa si trasformano in pietra: vi sarà capitato di vedere una montagna o un sasso a forma di troll, no? Ecco, sarà stato di sicuro un troll che non ce l’ha fatta, troppo nottambulo per rientrare a casa prima del sorgere del sole. Sono inoltre molto timidi, si prendono amorevole cura della natura, quindi non vi azzardate a non rispettarla, si arrabbierebbero molto con voi, e nessuno vuole far arrabbiare un troll. Amano i bambini, e c’è chi dice che si facciano vedere solo da loro. Ma in ogni caso, sanno essere gentili, e se li rispettiamo e rispettiamo la natura, diventano dei grandi porta fortuna, da regalare a chi vogliamo bene. Appena arrivati a casa però, dovete mostrargli tutte le stanze e, la prima notte, tenerli in un luogo sicuro e al buio, così da farli sentire a casa e rasserenarli. Sono gli amici degli elfi islandesi, e come dico sempre, non potrete amare e gustarvi davvero l’Islanda senza credere agli elfi o la Norvegia senza credere ai troll!

Vi presento il mio troll, Edvard.

Insieme agli amici troll, arriviamo ad Åndalsnes, dirigendoci all’ufficio turistico per capire se ci fosse un autobus in partenza verso il punto di inizio dell’hike di oggi, il Romsdalseggen Ridge. Dovunque si trovava la stessa indicazione: è possibile percorrere questo hike rigorosamente in un’unica direzione, dall’interno verso Åndalsnes, e assolutamente non in direzione opposta (da lassù ci sarebbe stato chiaro il motivo): raggiungere quindi il parcheggio di Vengedalen con un mezzo pubblico era fondamentale, essendo l’arrivo del percorso distante 12 km dalla partenza, e l’autobus rappresentava la soluzione più economica, per evitare il taxi. All’ufficio turistico ci avvisano che sta partendo l’ultimo autobus, quindi di affrettarsi e fare i biglietti on line. Saliamo di corsa sull’autobus in partenza, avvisando però l’autista che il sito web non ci permetteva di comprare il biglietto per quella corsa: l’autista ci invita a comprare il biglietto per la corsa serale e mostrarglielo, che differenza fa, in fondo (noi e le nostre italiche complicazioni). Arriviamo al parcheggio e iniziamo il percorso, segnalato e temporizzato fin troppo, con un cartello ogni km percorso (ansia!). Il percorso è anche carente di fonti d’acqua, per cui avvisano di rifornirsi dal torrente, dopo un paio di km dall’inizio, avvertendo essere l’ultima possibilità. Il tempo è norvegese, ma noi siamo attrezzati bene quindi, perché rinunciare?

Il percorso inizia con alcuni scalini e poi continua alla destra del fiume, per poi attraversarlo e continuare sulla sinistra: qui c’è ancora erba e vegetazione, che fra poco lasceremo alle spalle per i sassi lunari, e la salita è dolce, utile approfittarne per raccogliere fiato prima della parte di roccette, in cui le mani saranno piuttosto utili, tanto sarà la pendenza della parete.

La salita è dura (circa 700 metri di dislivello in un’ora e mezza), ma la vista da lassù dovrebbe valere la faticaccia, dico dovrebbe perché quando arriviamo alla fine della parete di roccette, su un piano che per un momento ci fa credere di essere in cima, siamo totalmente immersi nella nuvola. Si riparte, proseguendo per Mjølvafjellet. Qui si sale lungo la cresta, sempre fra le rocce, e per un parte di percorso, ci si deve aiutare con le catene presenti, senza guardare giù (se soffrite di vertigini). Finalmente si arriva in cima (1216 m), da cui a tratti siamo riusciti ad ammirare il meraviglioso scenario che si trovava attorno a noi: era come assistere ad un sipario che si apriva e chiudeva sul palcoscenico, un sipario fatto di nuvole.

Riposiamo le gambe, dopo circa 900 metri di dislivello, e facciamo pausa pranzo qui davanti al sipario di nuvole, inconsapevoli dell’infinita discesa che ci aspetta. Sappiamo di dover scendere per 1100 metri, ma la discesa inizia, e continua per diverso tempo, in modo troppo delicato..