Perché viaggio

Viaggio perché ho bisogno di cambiare idea e perché mi piace non sentirmi a casa.

Questa foto è una storia. 22 dicembre 2019, Lapponia svedese: viaggio da sola, come faccio spesso. Qui sono sopra Kiruna, -20°C circa, circondata da metri di neve fresca, che riflette la luce delle poche ore di non oscurità, colorando tutto di blu. Il sole non sorge mai a queste latitudini, da ottobre a febbraio circa, ma i raggi che arrivano, da sotto l’orizzonte, creano un’atmosfera pazzesca. Oltre a me e alla neve, c’erano alcuni Sami e molte renne. Volevo scattare loro una foto, ma non mi sono subito accorta che le telecamera fosse rivolta verso di me, ed è partito uno scatto a caso, senza rendermene conto. Ho visto la foto solo dopo, e ho visto il sorriso che ho quando sono nel mio meraviglioso nord.

Quando è iniziato tutto? A 25 anni, durante il primo anno di dottorato, nel mese di giugno ho preso il primo aereo della mia vita per partecipare ad un congresso a Lipari, e 40 giorni dopo, sono partita con il mio compagno di allora per la Malesia. Abbiamo preso la Lonely Planet, comprato il volo, deciso più o meno le zone che volevamo vedere (le regioni del Sabah e del Sarawak, quindi la parte malese dell’isola del Borneo), preparato lo zaino e siamo partiti: ho amato quelle 12 ore di volo verso l’incognito, verso un mondo, che così lontano, avevo visto soltanto sulle mappe. La prima notte siamo finiti in un hotel terribile fuori Kuala Lumpur, in attesa del volo per Kota Kinabalu, con le lenzuola sporche ed il bagno impraticabile e i gamberetti secchi sulla finestra, che dava su un muro. Da lì, sono stati 20 giorni pazzeschi, abbiamo imparato che nel Sud est Asiatico, con 20 dollari, si poteva dormire in un 5 stelle lusso e che era un mondo affascinante, di persone ed esperienze senza prezzo. Da lì, non ho più smesso di zingarare, in due, con amici, sola. E poi qualche anno fa, ho scoperto l’Artico.

L’Artico è una specie di Africa: la mancanza che si sente di questi luoghi e culture è quasi dolorosa, diversa da quelle che si percepiscono nei confronti di qualunque altro luogo al mondo. Probabilmente per il loro essere, in modi opposti forse, così estremi, così puri, così veri, così wild, così autentici.

Ogni volta che rientro, penso solo a ripartire.