Cosa mi manca della Norvegia (ogni volta che non sono là)

1. Le strade monocorsia con a fianco voragini, che probabilmente raggiungono il centro della Terra. A volte ci sono degli slarghi, su un lato di strada, in cui infilarsi, per lasciar passare la macchina che arriva nel senso opposto: a volte. Tutte le altre, ti devi fare l’intera Norvegia in retromarcia.

2. Lo slargo, già.. quello spazio con la M di meeting point e non di Metropolitana, ma secondo me è M di Marica, così posso fermarmi ogni 52 metri e fotografare la qualunque.

3. Il mare. Il mare in Norvegia è il mare che dico io, gelido e bellissimo, e che credi di avere da un lato, ma improvvisamente è dall’altro e poi dietro e davanti e fai una giravolta e falla un’altra volta.

4. Il mio zaino che puzza di pesce dopo averci tenuto il tipico snack norvegese, che forse era destinato solo ai gabbiani, ma che ho dovuto per forza provare: mangio tutto ma questo mi ha riportato alla mente i gamberetti andati a male sulla finestra dell’hotel di Kuala Lumpur, nel mio primo viaggio oversea

5. I punti di interesse segnati da una specie di fiore.. spesso sono l’inizio di avventurose meravigliose, altre volte però, non capisci bene cosa avresti dovuto vedere di così pazzesco. Ancora più spesso, e qui sta la cosa meravigliosa, i luoghi magici non sono segnalati: prendi ogni deviazione possibile, chissà cosa c’è dietro quella curva

5a. Questo posto magico è stato scoperto così: dalla strada si vedeva solo l’insenatura, bello ma non pazzesco. Ho sentito qualche vibrazione che mi diceva, fermati, c’è qualcosa di speciale. Attraverso un prato con l’erba alle ginocchia, e la paura che siano quelle parti di prato umido che in realtà coprono corsi d’acqua, cammino ancora un pò, poi scorgo il tetto rosso di un rorbu (ndr case dei pescatori, in legno). Scendo un pochino, e si apre la meraviglia.

6. Puoi andare a piedi dovunque tu voglia, anche nelle aree private, se non recintate (e non è recintato quasi nulla). Puoi pure piantare la tenda a patto che sia ad almeno 150 m dalla casa più vicina. Diritto di accostarsi alla natura purché rispetti l’ambiente e le persone: per i norvegesi, è sacro.

7. La fiducia nella gente. Sul traghetto, il biglietto si fa a bordo, vai alla cassa e dici tu per quante persone/macchine, senza ulteriori controlli. Mi immaginavo famiglie italiane intere con il camper pagare per 1. Non ho pagato un parcheggio e mi sentirò in colpa fino al 2027.

Ndr: nel 2021, hanno inserito una forma di pagamento on line, e vengono verificate le targhe durante l’imbarco. Ma abbiamo noleggiato tre biciclette senza lasciare recapiti o documento d’identità, abbiamo comprato i kanelbulle più buoni che mai sui traghetti, dove il bar non ha personale, prendi e paghi alla cassa automatica, abbiamo prenotato una camera piccola con bagno all’esterno, ma la signorina alla reception non era soddisfatta, per lei era troppo piccola per noi, e ci ha proposto un’intera cabin sul fiordo allo stesso prezzo, a patto di avere un buon voto su trip: uno dei posti più belli in cui siamo stati! (vedi dopo)

8. La gran promiscuità fra alta montagna e oceano: non capisci mai dove sei. Qui eravamo diretti a Nusfjord, un antico borgo di pescatori delle isole Lofoten, che appare, a picco sul fiordo, dopo aver guidato su tornanti di montagna e superando un passo. Che confusione, sarà perché ti amo.

9. Quando superano, suonano il clacson: l’ho capito dopo averne insultati troppi (altro senso di colpa). Se sei un fan, come me, dei crime norvegesi/svedesi/danesi, il cartello che ti chiede se stai andando troppo veloce, con un volto di bambina che svanisce, forse ti crea un pochino meno inquetudine.

10. Prenoti la macchina più piccola ed economica, visto i prezzi norvegesi non proprio popolari, e al momento del ritiro, cambio automatico, 7 porte, berlina, nuova di zecca.

11. Le spiagge. (non è vero che non amo il mare, io vado pazza per questo mare)

12. Le strade (non c’è solo l’Atlantic Ocean Road!)

13. La luce (che solo oltre il 60° parallelo nord puoi trovare)

14. Le cabin in cui abbiamo dormito.

15. Le montagne infilate nell’oceano.

16a. I kanelbulle (i rotolini alla cannella). Qui sono ad Å (che non si legge A ma O di Otranto), ultimo paesino in fondo alle isole Lofoten, poi il nulla, e ultima lettera dell’alfabeto norvegese: ad Å ci sono due case, un ristorante, un negozio di giacche sportive bellissimo, e una bakery, costruita nel 1844 dietro il Norwegian Fishing Village Museum, che fa dei kanelbulle fantastici: mi vedo proprio bene lì, a sfornare dolcetti di cannella guardando l’oceano e i rorbu.

16b. Qui invece sono a Trondheim.


16c. E qui in una spiaggia a caso.

17. I riflessi (impazzisco!)

18. Il sole che non dà fastidio, delle 23.

19. La biblioteca di Oslo, Deichman Bjørvika.

20. E se poi sono depressi, anch’io voglio essere depressa qui.

“Quando si è in viaggio, ricordate che un paese straniero non è progettato per farvi stare comodi. È stato progettato per rendere comodo il proprio popolo” Clifton Fadiman

12 pensieri su “Cosa mi manca della Norvegia (ogni volta che non sono là)

  1. La mia prima volta in Norvegia fu quando avevo 15 anni. La seconda ne avevo 30 e da allora non riesco a far trascorrere più di 4 anni senza ritornarci. Una delle mie soddisfazioni più grandi è di essere riuscito a trasmettere a mia moglie ed ai miei figli le stesse magiche emozioni che ogni volta rivivo. E’ difficile raccontare la Norvegia perchè ha mille aspetti diversi, Si passa dalle architetture moderne dell’Operahuset e del nuovo Munch Museum di Oslo alle case inclinate del centro storico di Bergen. Dal centro turistico di Lillehammer all’altopiano del Dovrefjell dove vivono selvaggi e liberi i buoi muschiati passando per Ringebu con la sua splendida Svartkirke per arrivare a Molde e proseguire ancora percorrendo l’Atlanterhavsveien fino alla perla di Kristiansund. E poi proseguire, sempre più a nord, osservando i lembi del ghiacciaio Svartisen che si tuffano nel mare proprio dove passa la linea immaginaria del Circolo Polare, là, dove gli abeti secolari lasciano il posto alla tundra e gli orizzonti si allargano a dismisura fino ad arrivare a Bodø ed imbarcarsi per le isole Lofoten. Nelle Lofoten ci sono colori che non esistono altrove: il blu del mare, il bianco della neve sulle cime delle montagne a picco sull’acqua, il rosso vivo delle case dei pescatori. Questa è la bandiera della Norvegia.
    E nella penombra della notte estiva, nel silenzio rotto solo dallo stridio dei gabbiani e dei cormorani, con l’odore del torsk (merluzzo) ad essicare, ti accorgi che quel posto ti ha già catturato l’anima e non potrai più farne a meno….

    Piace a 1 persona

    • Che bello leggerti! Sento tutta la passione e l’incanto che provo io ogni volta. Peraltro, delle Lofoten e dello Svartisen devo ancora scrivere, ho ancora un sacco di cose da raccontare della Norvegia (e non solo!)..e mancano ancora le Svalbard! Grazie mille per aver condiviso con me questo grande amore.

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