Giorno 7 – (di cascate, leggende e fattorie abbandonate)

Giorno 7 – 31 luglio 2021

Ci rimettiamo in viaggio, insieme alle pecore che ci accompagnano alla macchina, e imbocchiamo la road n.63 per raggiungere il Geirangerfjord, un fiordo piccolo, se confrontato con i suoi fratelli norvegesi: solo 15 km di lunghezza e 233 metri di profondità. Ma un fiordo di montagne imponenti, di luce che non arriva d’inverno al paese di Geiranger, lasciandolo immerso in quel blu cobalto, quello che ti fa sentire di essere sott’acqua ma senza bombole, tipico degli inverni al circolo polare artico. Il Geirangerfjord si trova nella parte settentrionale di quell’area che viene comunemente chiamata Norvegia dei fiordi, nella regione di Møre og Romsdal, ed è dichiarato patrimonio mondiale dell’Umanità dall’UNESCO, insieme al Nærøyfjord (di cui vi ho parlato qui). E’ già bello ancora prima di raggiungerlo, ammirandolo dall’alto, in questo punto sulla strada, chiamato Ørnesvingen (“La strada delle aquile”).

Ørnesvingen

Qui troviamo una cartina dell’area, che indica un’antica fattoria abbandonata, lungo il fiordo, e raggiungibile solo da un approdo via acqua. Arriviamo a Geiranger cercando una biglietteria in cui cambiare programma (avevamo comprato il giorno prima via web il biglietto per la crociera sul fiordo ma dall’altra parte): ovviamente nessun problema ma il traghetto è in partenza. Lo prendiamo al volo, sono circa le 11 e ancora poca la gente. Ci godiamo il fiordo e le grandi cascate ai nostri lati: per ogni cascata, c’è una leggenda.

Iniziamo dalla cascata delle Sette Sorelle (le sette sorelle piacciono molto ai norvegesi, ci sono anche le montagne delle sette sorelle, più a nord), così chiamata perché formata da sette diversi getti che scendono verso l’acqua del fiordo da circa 240 metri di altezza. Di fronte alle sette sorelle, c’è l’ “eterno pretendente”, cioè il Friaren (Friarfossen) che flirta incessantemente con loro, e di fianco c’è il velo da sposa, Brudesløret, che ai meno romantici sembra in realtà una bottiglia di birra.

Incantati dal fiordo, dalle sorelle con i loro pretendenti ed il velo da sposa, ci rendiamo conto troppo tardi di aver attraccato ad un molo (leggi piccolo scoglio) e di essere già ripartiti, peccato che quello scoglio fosse l’unico punto e approdo per raggiungere la vecchia fattoria.

Ma ehi, siamo in Norvegia, qui sono tutti come Mr. Wolf di Pulp Fiction: chiediamo allo staff della nave di poter rimanere su anche per il prossimo giro, promettendo di stare un attimo più attenti, e così facciamo, chiaramente senza che ci venisse chiesto di pagare l’altra corsa, figuriamoci. E stavolta riusciamo a scendere al “molo”. Ecco il molo:

Scendiamo ma iniziamo subito a salire, sì perché per arrivare alla vecchia fattoria abbandonata ci sono mille scalini spacca gambe che ti portano in quasi verticale a raggiungere i 250 metri slm di Skageflå . Dal sentiero però la vista è bellissima, forse superata solo da quella che si ammira dalla fattoria.

Arrivati in cima, il fiato manca ma la vista e la fattoria ripagano di tutto.

Mentre ci rilassiamo assorbendo ogni silenzio, leggiamo che la fattoria è stata utilizzata attivamente fino al 1918, ospitando 125 capre, 15-16 mucche e due cavalli. D’inverno, però, era fondamentalmente impossibile arrivare fin quassù, e si racconta che il contadino togliesse le scale dalle parti più ripide della salita, quando era atteso l’esattore delle tasse, che quindi, si narra, non arrivò mai a Skageflå. Ma ci arrivarono il re della Norvegia, Harald e la sua regina Sonia, che qui celebrarono le loro nozze d’argento nel 1993.

Avremmo voluto continuare a salire verso l’altra fattoria, Homlongsetra, a 540 mlsm, ma da lì a mezz’ora sarebbe passato l’ultimo traghetto, quindi abbiamo iniziato la discesa verso il molo.

Tornati a Geiranger, proseguiamo sulla road n.63, che si inerpica fino a 1500 m di altitudine per raggiungere la cima del monte Dalsnibba, il punto più alto d’Europa su un fiordo, raggiungibile via strada, da cui c’è una vista pazzesca, dicono. Nella foto quello che dicono ci sia, nel video quello che abbiamo visto noi. PS: qui la temperatura ha raggiunto il valore minimo del nostro viaggio, 3.5 °C.

Dalsnibba view point

Qui a Dalsnibba, immerso nella nebbia, c’era anche questo mezzo, che mi ha raccontato di strade attorno al mondo e storie che vorrei tanto vivere.

Scendiamo e percorriamo un po’ di strade lì attorno, prima di tornare alla nostra cabin fiabesca all’ Hesthaug Gard , unico luogo del viaggio che ci ospiterà per due notti consecutive.

Qual è la tua strada amico?… la strada del santo, la strada del pazzo, la strada dell’arcobaleno, la strada dell’imbecille, qualsiasi strada. È una strada in tutte le direzioni per tutti gli uomini in tutti i modi.
(Jack Kerouac)

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