Giorno 3 (di vichinghi e artic cotton)

Giorno 3 – 27 luglio 2021

Dopo una ricca colazione fuori dal nostro hytte, dutante la quale prendo nota di questa ricetta norvegese per preparare la cioccolata calda con cannella e peperoncino, la carovana riparte!

Prossima tappa: Gudvangen, alla fine (o inizio) del fiordo più stretto della Norvegia, il NÆRØYFJORD: lungo 17 km, nel punto più stretto, è largo solo 250 m! E’ forse il ramo più selvaggio del Sognefjord, con montagne alte 1200 m a picco nelle sue acque blu ed un particolare sistema per la protezione dalle valanghe, proprio sopra il villaggio. Qui la leggenda locale narra che le valanghe più rovinose possano trascinare un gregge di capre dall’altra parte del fiordo! A Gudvangen, la visione sul fiordo è limitata, proprio perché su un punto stretto di un fiordo stretto, che sicuramente dall’alto appare in tutta la sua meraviglia. C’è un villaggio vichingo che decidiamo di visitare, quei posti da dove sarei fuggita in tempi normali, con tanta gente dentro, ma siamo in tipo tre persone più noi per cui ci facciamo un giro, decidendo di ascoltare la guida “vichinga”: e facciamo bene, perché ci racconta cose interessanti, anche se la gallina del villaggio sta covando e fa una confusione pazzesca.

Ed ecco le prime rivelazioni: i vichinghi non indossavano elmi con le corna! Pare venisse indossato solo durante cerimonie e feste, mentre gozzovigliavano sorseggiando il sidro, ma per colpa di alcuni pittori, che iniziarono a dipingerli in questo modo, nacque l’equivoco. Erano sicuramente protetti dal capo ai piedi, ma soprattutto armati: coltelli, asce, lance.

Avevano imparato a costruire le loro imbarcazioni con maestria e sapienza uniche per quell’era, così da ottenere barche agili, per essere condotte anche in solitaria, ma abbastanza resistenti, per scorrazzare in Gran Bretagna, Francia, Sicilia e non solo: vengono riconosciuti come i primi europei a raggiungere il NordAmerica (parliamo dell’epoca compresa fra l’anno 793 e l’anno 1066!).

Non vestivano sempre di colori grigi e tristi, così come vengono rappresentati nelle serie televisive, ma amavano colorare la loro lana, e pettinarla. Ottenevano le lane colorate per infusione in sorta di tisane al gusto di varie specie vegetali, ma per il colore blu c’era un solo metodo, l’ammoniaca. Purtroppo, non si trovava in vendita nei supermercati, per cui utilizzavano, come fonte di ammoniaca, l’urina, con immersioni a 70°C, che emanavano un olezzo tale da essere relegate alle estremità del villaggio. Sono anche noti come popolazione estremamente pulita, si lavavano più di qualsiasi altra a quell’epoca (si dice almeno un bagno a settimana).

Ho provato a lanciare con l’arco (mai fatto prima), e scoperto che non è semplice come sembra: o forse ero solo troppo distratta dal vichingo maestro, di cui mi sono un po’ innamorata.

Ripartiamo da Gudvangen, ci aspettano un altro hiking e un’altra delle scenic route, scelte dal sito di cui vi ho già parlato (https://www.nasjonaleturistveger.no/en/routes). Imbocchiamo quindi la E16 e raggiungiamo lo Stegastein, viewpoint molto famoso (una piattaforma che si allontana dalla montagna per 30 metri, a 650 metri di altezza sull’ Aurlandsfjord): ci fermiamo giusto perché è sulla strada verso i nostri obiettivi. E la sensazione è quella prevista: vista bellissima, senza dubbio, ma non certo all’altezza di quella che avremo, più tardi, dopo due ore di salita toglifiato! Prima di tutto, perché allo Stegastein c’è il mondo (una ventina di persone sulla piattafiorma, quando siamo arrivati noi), mentre lungo l’hiking abbiamo incontrato 5 persone, ma in direzione opposta, quindi in cima eravamo solo noi, il fiordo, la montagna e la bandiera norvegese; secondariamente, perché ottenere qualcosa di così spettacolare con la fatica è il livello pro delle meraviglie. Io sto con Kerouac, sempre (a lui dedicata la frase di fine articolo).

IL punto di partenza dell’hiking al monte Prest è qui, e quando arriviamo noi, ci sono solo un paio di macchine: il percorso promette già bene. Il tempo meno (pioviggina e il cielo è grigio scuro), ma non è certo una ragione sufficiente per non salire! Come dicono da queste parti, “ non esiste il tempo brutto, ma solo l’abbigliamento sbagliato”, e noi abbiamo quello giusto, indispensabile, a queste latitudini, per non perdersi nulla per colpa di un po’ di pioggia (sarebbe un peccato mortale). Dopo una ventina di minuti di salita, l’altezza è tale per iniziare a scorgere l’Aurlandsfjord, sotto di noi: poi il sentiero si inerpica, ripido e in costa, e più manca il fiato, più la vista è pazzesca. La pioggia a tratti aumenta di intensità, a tratti smette, in cima il vento è forte, e anche noi lo siamo un po’ di più, dopo aver raggiunto la vetta. Che magia.

Qui alcune info pratiche sull’hiking al monte Prest: https://www.outdooractive.com/en/route/hiking-route/aurland/prest/56037545/#dmdtab=oax-tab1, straconsigliato!

Scesi dalla cima, ripartiamo. La giornata non è ancora finita, e per fortuna che in questo periodo la luce non manca mai: questo ci permette di fare tante imperdibili esperienze.

La meta finale di oggi è Lærdalsøyri, ma è poco importante (come lo è ogni meta): la cosa bella è la strada spettacolare che ci aspetta ora, la 5627, detta Aurlandsfjellet (fjellet, in  norvegese, significa montagna, e in wolfese significa che sarà bellissimo). 50 km di rara bellezza, fatta di una strada stretta in mezzo al nulla, riempito di montagne, artic cotton e neve (tre macchine incrociate). La strada infatti è chiamata anche snow road (Snovegen, vegen è la strada norvegese), in quanto la neve resiste tutta l’estate, resiste al nostro pianeta surriscaldato. Il punto più alto è a 1306 metri, ed è una strada chiusa d’inverno. Cos’è l’artic cotton? Semplicemente il mio fiore preferito. Sbuca dalla neve che si scioglie, è tipico dei paesi artici ma si trova anche sule nostre Alpi. E’ detto anche cottongrass, ma non c’entra nulla né con il cotone né con l’erba. Prospera in ambienti difficili (mi piace anche per questo), contando anche sulla mancanza di concorrenza, e all’inizio è solo un insignificante bocciolo verde che poi esplode in ciuffi bianchi morbidissimi. Veniva usato dagli Inuit per curare le ferite: ad oggi, può essere usato come avvertimento, per evitare di finire immersi fino alla cinta nell’acqua gelida del ghiacciaio, in quanto cresce tanto da mascherare zone acquose o terreni morbidi. Lo incontrai per la prima volta in Islanda, da cui iniziai a chiamarlo la barba degli elfi (perché gli elfi esistono, o l’artico è molto meno bello di quanto sia realmente). Di seguito potrete toccare con mano (con occhio diciamo, almeno per ora!) le meravigliose sensazioni che vi dà questa strada, e vedere me, che cerco la neve e l’artic cotton come il sacro graal.. e mi sento, incredibilmente, a casa.

Il pezzo di strada dopo Flotane è un pochino meno pazzesco, e ci porta fino al villaggio che ci ospiterà stasera, Lærdalsøyri: la giornata è stata già incredibile, ma il villaggio è una piccola gemma di case di legno del 1700, dove riusciamo addirittura a trovare un ristorante aperto alle 19.30.


Siamo in Norvegia da 2 giorni e qualche ora, ma sembrano settimane: troppe sensazioni forti da gestire.

Qui sotto, la mappa dell’itinerario di oggi e della road n. 5627.

Because in the end, you won’t remember the time you spent in the office or moving your lawn. Climb that goddamn mountain. – Jack Kerouac

9 pensieri su “Giorno 3 (di vichinghi e artic cotton)

      • Nel 2019 abbiamo fatto Milano Capo Nord e ritorno in 8 giorni. Da pazzi. Abbiamo solo guardato fuori dai finestrini. Ma quel silenzio e quei paesaggi hanno riempito i nostri vuoti e il ricordo di quel viaggio ( si può chiamare tale?) mi ha aiutato a superare un periodo difficile perché è restato il bisogno di tornare e andare in profondità nella storia, nella natura, nel cuore della Norvegia. E mi stai dimostrando che devo tornare

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      • Da pazzi coraggiosi veramente! A volte c’è bisogno di correre e raggiungere una meta (anche se folle!), a volte, invece, c’è bisogno di andare piano e fermarsi ad ogni curva. Quando tornerai, voglio sapere tutto!

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  1. Pingback: Giorno 7 – | La Via del Nord

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